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giovedì 10 aprile 2014

Intermezzo - Stasera cucina Tony ® ... a casa sua!






Lo Chef Alessandro Ricchi ne ha pensata un’altra! Ovvero: Stasera cucina Tony ® nella sua abitazione. Ogni fine settimana lo Chef Alessandro Ricchi cucinerà direttamente a casa sua, accogliendo turisti stranieri e italiani, per fargli conoscere la tradizionale cucina casalinga italiana e romana, oltre al gusto per il buon cibo e per il buon vino. Ovviamente, il tutto, verrà assaporato in un’atmosfera familiare e rilassata e in una location esclusiva, situata al centro di Roma, a pochi passi da S. Pietro, in un vicolo silenzioso e caratteristico.




Per voi clienti, verrà messa a disposizione la sala da pranzo e, se il tempo sarà clemente, anche il giardino con barbecue. I posti sono limitati ed è, quindi, necessario chiamare per prenotare.
Potete scegliere il vostro menu tra quelli proposti, che sono indicativi e dipendono dalla reperibilità della materia prima. E', inoltre, possibile concordare con lo Chef un menu diverso a seconda delle esigenze.
Il menu scelto o concordato comprende antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce e vino selezionato appositamente dallo Chef per quel menu.
Lo Chef farà la spesa poche ore prima del pasto per garantire la massima freschezza dei prodotti che saranno sempre di stagione e selezionati con cura.
I prezzi sono comprensivi della spesa, del servizio e del vino proposto dallo Chef, oscillano tra i 35 e i 70 Euro e dipendono dal tipo di materia prima utilizzata e dal tipo di vino scelto.




Da aprile a giugno 2014, sono disponibili il pranzo e la cena del sabato e il pranzo della domenica. Dal 4 Agosto 2014 e per tutto il mese, lo Chef accoglierà i suoi clienti non solo nei weekend, ma anche per tutto il corso della settimana.

Menu Stasera cucina Tony...a casa sua!

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Volantino Stasera cucina Tony...a casa sua!



Contatti:
tel: +39 3312149480
http://www.staseracucinatony.com/ 
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Intermezzo - Sta arrivando Il Signore dei Racconti!

In questo post non troverete ricette o recensioni, ma una gradita notizia! Elena, oltre a essere una giornalista, è anche un'aspirante scrittrice. La lieta novella è che la casa editrice Gruppo Albatros - Il Filo pubblicherà il suo primo romanzo. Un urban - fantasy dai tratti horror che vi saprà emozionare e spaventare: Il Signore dei Racconti. Vedete? Non si devono mai abbandonare i propri sogni, anche in questo periodo dove ci dicono tutto il contrario. Continuate a seguirci per avere notizie sulle presentazioni del libro e su dove poterlo comprare! Intanto, gustiamoci in anteprima la copertina... Inquietante, non trovate?





Fin dove ti spingeresti per ottenere ciò che desideri? Pur di vincere, cosa daresti in cambio? Giulio è un adolescente di quattordici anni, problematico e introverso. La sua passione è la lettura e nei temi non lo batte nessuno, ma, in ogni altro campo è un disastro. Carlo, il suo migliore amico, è tutto il suo opposto. Dopo uno strano terremoto che colpisce Roma, Giulio si sente stranamente osservato. Un Essere potente, il Signore dei Racconti, ha deciso di cambiare le carte del suo Destino...


Per info: Elena Mandolini

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Intermezzo - Stasera cucina Tony!

Nasce l’iniziativa “Stasera cucina Tony®…la buona cucina direttamente a casa vostra” di Alessandro Ricchi, Chef a domicilio e Personal Chef.



Non potevo non condividere con voi questa mia passione. Il benessere e la salute cominciano dalla tavola e il mio obiettivo è farvi stare bene, deliziando il vostro palato, avvolgendovi con profumi che stuzzichino il vostro languorino e persino facendovi mangiare con gli occhi, perché l’appetito arriva anche davanti a un piatto ben curato e ben presentato.
Aggiungeteci, poi, anche la professionalità, l’inventiva culinaria e un’ottima igiene e pulizia, con tanto di attestato HACCP, che aumentano il livello della vostra esperienza sensoriale. Il tutto nella assoluta comodità della vostra casa. Esercito l’attività anche per le persone anziane sole e per tutti coloro che non hanno tempo o voglia di cucinare.
Mentre sono tra i fornelli potrete godervi serenamente la serata in compagnia dei vostri ospiti, intrattenendoli senza fare la spola tra la tavola e la cucina. La mia presenza sarà discreta e non disturberà le conversazioni con i vostri amici, mariti o mogli, fidanzati/e, parenti o colleghi di lavoro. Mi occupo di tutto: spesa, servizio in tavola, musica di sottofondo, realizzazione e presentazione del menu proposto e concordato con voi, abbinamenti cibo-vino, abbinamenti cibo-film e pulizia finale. Il mio servizio è all’insegna della qualità, della raffinatezza e dello sfizio. Soddisfo ogni tipo di esigenza o desiderio, prendo in considerazione anche menu del territorio (in particolare cucina romana, maremmana e abruzzese), biologici, vegetariani, per intolleranti e allergici e per i bambini.
Insieme a voi concorderemo la data, il menu, eventuali servizi aggiuntivi e tutto il necessario per creare l’atmosfera più adatta al vostro evento (tavola, musica, candele, film, etc..).
Prima del grande evento effettuerò un sopralluogo per esaminare la vostra cucina, le attrezzature di cui disponete e la tavola. Il numero degli ospiti è legato alle caratteristiche della cucina e dei fornelli. Il giorno concordato verrò con largo anticipo con la spesa, preparerò la location e inizierò a cucinare per realizzare una serata indimenticabile. Nel momento in cui sarete a tavola servirò le portate, spiegherò le ricette e presenterò il vino da me consigliato per meglio esaltarne i sapori.
E se decidete di organizzare il vostro evento anche all’ultimo momento, non c’è da preoccuparsi, ci metteremo d’accordo per realizzare menu veloci, ma gustosi, con quello che il mercato giornaliero ha da offrire.
Svolgo anche altri servizi aggiuntivi, sempre a domicilio, come torte dolci e salate, corsi di cucina, catering, buffet e barbecue. Sono previste anche promozioni, regali e coupon con cui potete regalare cene o pranzi, corsi di cucina e torte ai vostri amici e parenti.
Davvero ancora non vi ho convinti? Allora non vi resta che provare la cucina di Tony a casa vostra!

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Volantino Chef a Domicilio


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martedì 8 aprile 2014

Serata tipo - Evergreen Bis

Visto il successo che ha avuto il post Evergreen, abbiamo pensato di fare il bis. Anche in questo caso, abbiamo scelto un piatto che troviamo da sempre sulle nostre tavole, accompagnato da un film romantico e, al contempo, avvincente e che tocca il tema della psicoanalisi. Stiamo parlando rispettivamente di: gli Spaghetti con le vongole e Marnie di Alfred Hitchcock.


La ricetta
Spaghetti con le vongole




INGREDIENTI per 2 persone:

-          200 g. di spaghetti;
-          500 g. di vongole veraci;
-          2 spicchi d’aglio;
-          2 peperoncini;
-          Olio evo, sale, prezzemolo, bottarga di muggine: q.b.


PREPARAZIONE (15 minuti):

Mettere le vongole in una pirofila con acqua e sale per alcuni minuti, sciacquarle bene e metterle in una padella con l’olio, i peperoncini e gli spicchi d’aglio tagliati a metà e privati dell’anima. Cuocere con coperchio solo il tempo necessario per aprirle. Spostare una decina di vongole in un altro padellino insieme ad un po’del loro liquido, sbucciare tutte le altre e lasciarle nella padella grande.
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata, scolarla molto al dente e saltarla in padella. Aggiungere acqua di cottura all'occorrenza.
Impiattare aggiungendo le vongole tenute da parte nel padellino, una spolverata di prezzemolo tritato e una grattata di bottarga.

Alessandro Ricchi


La recensione
Marnie





Marnie è una donna molto attraente che, a seguito di un grave trauma subito da bambina, è sempre fredda, scontrosa ed evita ogni contatto fisico con gli uomini. Marnie è anche una ladra e una bugiarda, il cui unico affetto è la madre. La vita di quest’ambigua donna, cambierà a seguito dell’incontro con l’affascinante Mark Rutland. Alfred Hitchcock col film Marnie riassume i temi psicoanalitici a lui più cari: paura della figura materna, matrimonio come gabbia esistenziale, distruzione e poi costruzione dell’idea di famiglia. Oltre a tutte queste tematiche, il regista decise di toccare anche nuovi aspetti della psicologia, quali il feticismo e il sadomasochismo, seppur presenti in maniera blanda. L’elaborazione della sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di Winston Graham fu molto complessa, richiese ben tre sceneggiatori e durò circa tre anni. Rispetto al libro, Hitchcock ha deciso di raccontare il feticismo in maniera differente: Graham spiega che Mark vuole andare a letto con Marnie perché la ama e non perché è una ladra e tale caratteristica è per lui un deterrente e non un incentivo come avviene nel film. Un altro elemento cruciale fu l’utilizzo dei colori per esprimere le emozioni e le pulsioni della protagonista. Ciò che interessava al regista era di passare da un’atmosfera cupa e tenebrosa, a una più luminosa e serena e viceversa. Questi passaggi vennero concretizzati attraverso, appunto, l’utilizzo di diversi colori. Nella maggior parte del film vengono usate tonalità molto attenuate, in modo da contrastare e mettere in evidenza il rosso, che doveva essere la nuance più forte e preponderante e la rappresentazione della morte; nella casa di Mark è il giallo il colore prevalente e simboleggia il sole e la vita; infine la scena del flashback, che svela il doloroso segreto di Marnie, è quasi priva di colori per dare maggiormente l’idea di un ricordo sfocato e sbiadito. Com’è stato spesso documentato, tutti i film di Hitchcock sono stati sottoposti a un rigoroso lavoro di storyboarding, al punto tale che si racconta che il film si sarebbe potuto girare anche senza la presenza del regista sul set e Marnie non fa eccezione. Da un punto di vista prettamente tecnico, vennero introdotte molte soggettive, dedicate soprattutto allo sguardo della protagonista; l’unico momento in cui viene utilizzata per Mark è la sequenza in cui lui trova Marnie svenuta nella piscina della nave dove stanno compiendo la luna di miele. L’uso del primo piano, invece, non viene sempre utilizzato per raccontare le emozioni dei personaggi, ma per far entrare il pubblico nella psicologia dei protagonisti e, a differenza di altri precedenti lavori, Hitchcock non ha utilizzato spesso lo zoom. Un momento importante è la scena dell’autoipnosi regressiva, in cui utilizza la tecnica vertigo, ideata da Hitchcock e usata per la prima volta nel suo omonimo film e che consiste nella combinazione di un dolly in avanti e un controzoom. Al di là della bellezza della tecnica è la scelta, azzeccatissima, degli attori protagonisti che contribuisce maggiormente alla riuscita del film. Sean Connery e Tippi Hedren sono sensuali, affascinanti e coinvolgenti. Da vedere per chi ama le tormentate storie d’amore, condite con un pizzico di mistero e un tuffo nella psicoanalisi.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!


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Serata tipo - Impressionare con semplicità

Molto spesso si ha l'esigenza di dover invitare colleghi con cui dobbiamo creare un buon rapporto, o parenti che non vediamo da tanto e con cui non abbiamo molta confidenza. Sicuramente, in queste occasioni, il nostro obiettivo è quello di fare bella figura. La finalità di questo post è mostrarvi che, con pochi e semplici ingredienti, si può creare un piatto d'effetto e raffinato: la Vellutata di ceci con gamberoni. Se poi, ci volete aggiungere anche un film importante e riflessivo, allora vi consigliamo Il passato.


La ricetta
Vellutata di ceci con gamberoni




INGREDIENTI per 2 persone:

-          230 g. di ceci;
-          6 gamberoni;
-          2 carote;
-          2 coste di sedano;
-          2 scalogni;
-          2 peperoncini;
-          2 spicchi d’aglio;
-          500 ml. di acqua;
-          3 pomodori san marzano;
-          Olio evo, vino bianco, rosmarino: q.b.


PREPARAZIONE (60 minuti):

Lavare i gamberoni e metterne uno da parte. Togliere la testa e i carapaci agli altri, soffriggerli in una casseruola con l’olio, un peperoncino e uno spicchio d’aglio. Appena dorato, togliere l’aglio e aggiungere l’acqua, uno scalogno diviso a metà, i pomodori san marzano divisi in quattro parti, una carota e una costa di sedano tagliati a pezzi grandi. Portare ad ebollizione e cuocere a fuoco basso per 15 minuti, filtrare il brodo.
Tagliare una carota, un sedano e uno scalogno i piccoli quadratini e soffriggerli in padella con l’olio, un peperoncino e uno spicchio d’aglio. Appena dorato l’aglio, toglierlo e sfumare con il vino bianco.
Aggiungere i ceci e ripassarli insieme agli odori per 5 minuti, spostare il tutto in un contenitore alto, aggiungere il brodo e frullare. Rimettere la crema così creata nella padella, aggiungere i gamberoni sgusciati e cuocere per 5 minuti.
Impiattare utilizzando il gamberone rimasto, precedentemente scottato in un padellino, una spolverata di rosmarino tritato e 4 gallette di riso.

Alessandro Ricchi


La recensione
Il passato




Una matrioska di segreti. Ahmad, dopo quattro anni di separazione, torna a Parigi da Teheran per fermare le carte del divorzio. La sua futura ex moglie, Marie, sta per risposarsi, ma la figlia adolescente Lucie cova un forte risentimento nei confronti della madre e del suo futuro compagno. Ahmad, che si era affezionato alla ragazza, decide aiutarla e di capire cosa ci sia dietro questo suo forte disagio. Asghar Farhadi, già regista di Una separazione, riesce ancora una volta a entrare nel vivo dei sentimenti umani, anche quelli più bassi, senza paura di sporcarsi le mani. Il passato, presentato in concorso al Festival di Cannes, è una storia di risentimenti, egoismi e incomprensioni. Farhadi declina le doti dell’universo femminile dalle sue forme più alte a quelle più infide: l’amore incondizionato, l’affetto, la gelosia, il tradimento, l’odio. E ci riesce attraverso un film costruito ad hoc, a una sceneggiatura scritta alla perfezione che riesce a coinvolgere al punto tale da far passare senza noia le più di due ore di film. Come se fosse una gigantesca matrioska, la storia svela una serie di segreti chiusi l’uno dentro l’altro e cadenzati dai conflitti e dai rapporti dei protagonisti. E più un segreto conduce a un altro, più si ha voglia di scoprire cosa si nasconda in fondo al rapporto tra Marie e Lucie. Un bel cast riesce a sorreggere questa storia appassionante e la bravura di Bérénice Bejo (Marie) è davvero sorprendente. Non a caso, ha vinto il premio come migliore attrice a Cannes. Da vedere, per capire come lavora un maestro del cinema.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

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martedì 1 aprile 2014

Serata tipo - Sfizio notturno

Spesso capita di andare a dormire tardi e, altrettanto spesso, accade di essere colti da quel fantomatico languorino che ci porta a mangiare qualche sfizio, salato o dolce che siano le nostre voglie. Ultimamente mi è capitato di aver voglia di biscotti e, Alessandro, ha subito pensato a una tradizionale ricetta romana, ovviamente con un pizzico innovativo: i Bocconotti romani alla Tony. Sono davvero deliziosi! Provare per credere! Generalmente amo abbinare a queste incursioni culinarie notturne, un film gotico e che sfiora l'horror. In questo caso vi proponiamo The woman in black con un Daniel Radcliffe sorprendente.


La ricetta
Bocconotti romani alla Tony





INGREDIENTI per 8 persone:

-          400 g. di ricotta di bufala;
-          2 cucchiai di zucchero;
-          3 cucchiai di gocce di cioccolato;
-          buccia essiccata di un arancio;
-          1 cucchiaino di cannella.

Per la pasta frolla vedi ricetta della crostata ai frutti di bosco: post di domenica 26 gennaio 2014.


PREPARAZIONE (50 minuti):

Lavorare la ricotta con lo zucchero, aggiungere le gocce di cioccolato, la buccia di arancio tagliata a pezzettini e la cannella.
Una volta preparata la pasta frolla stenderla su un ripiano di marmo aiutandosi con la farina per non farla attaccare. Mettere dei cucchiai di composto alla ricotta, ricoprirli e chiuderli con la forchetta formano dei ravioli.
Spennellare i ravioli con l’albume d’uovo, cuocerli in forno caldo ventilato a 180° per 30 minuti.

Alessandro Ricchi


La recensione
The woman in black





Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps (Daniel Radcliffe) non si è mai ripreso dalla perdita della moglie, deceduta dando alla luce il loro piccolo bambino. Lo studio legale per cui lavora Arthur, visto lo scarso rendimento degli ultimi tre anni, decide di dargli un’ultima possibilità: portare a termine l’ultimo lavoro assegnatogli, pena il licenziamento. Arthur lascia così, a malincuore, il figlio nelle mani della governante per recarsi nel piccolo villaggio di Crythin Gifford. Lì dovrà sbrigare delle questioni legali a seguito della morte della proprietaria della tenuta Eal Marsh House. Il giovane si scontrerà subito con gli abitanti del villaggio; superstiziosi che si credono perseguitati dal fantasma di una donna vestita di nero. Ma è davvero questa la realtà?
Tratto dal famoso romanzo di Susan Hill, The woman in black si può considerare un horror gotico dal sapore antico. Non vi sono mannaie, scene splatter o sangue a profusione. Il regista James Watkins confeziona un piccolo gioiellino della suspense, della tensione e dell’angoscia. Perché il film è prima di tutto la storia drammatica di un lutto e di una perdita che non si è mai superata e metabolizzata. La chiave di lettura del film, così come la soluzione del mistero del villaggio di Crythin Gifford, è ben evidente fin dall’inizio, ma la sua forza risiede nel perché e nelle atmosfere create ad hoc dal direttore della fotografia Tim Maurice – Jones. La Eal Marsh House di Maurice – Jones è piena di angoli bui, di ombre in movimento, immensa ma fredda e statica. Sovrapposizione di toni scuri, con mobili inquietanti e soprammobili macabri: in quella villa si respira dolore e morte. Così suggestive, quindi, le atmosfere e le ambientazioni che giocano sul vedo e non-vedo che in più di un momento è inevitabile non saltare sulla sedia. Per acuire maggiormente questo senso di inquietudine, alla pellicola è stato aggiunto un effetto quasi sgranato, come se stessimo guardando un vecchio film. Altro elemento ben realizzato è la colonna sonora: molto spesso ritroviamo musiche di carillon per bambini utilizzate in momenti drammatici del film, facendole diventare decisamente inquietanti per il forte contrasto tra udito e vista.  Molto belli anche i luoghi del film; anch’essi suggestivi ed accattivanti, sono il fulcro della storia. La villa incriminata è isolata, immensa e quasi immersa nel grigiore; il villaggio, invece, è piccolo e arroccato su se stesso. Un bel finale, con tanto di lacrimuccia, completa il quadro.
The woman in black vede come protagonista l’attore Daniel Radcliffe alias Harry Potter. Non facile scrollarsi dalle spalle ben otto film e un personaggio carismatico come il maghetto inglese. Bisogna ammettere che Radcliffe non è un malvagio attore; anzi. Aria tormentata e cipiglio perennemente preoccupato riescono a far dimenticare la cicatrice e quegli occhialetti tondi che sono diventati il simbolo di Harry Potter. Purtroppo, l’attore risente del doppiaggio italiano: Radcliffe ha una voce più profonda rispetto al suo doppiatore.
Un film per chi preferisce le atmosfere angoscianti e brividi lungo la schiena.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

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Serata tipo - Evergreen

I classici intramontabili. Sia del cinema, che sulla tavola italiana. Le sperimentazioni e le innovazioni sono sempre ben gradite e accette, ma ogni tanto fa piacere tornare ai vecchi sapori, agli inimitabili, agli evergreen. E chi meglio degli Involtini alla romana, accompagnati dal classico Psycho di Alfred Hitchcock, può rientrare in questa categoria? Questo abbinamento, ben si accompagna a qualsiasi serata abbiate in mente: amici cinefili, cena romantica, o una en solitaire. 



La ricetta
Involtini alla romana






INGREDIENTI per 2 persone:

-          6 fettine sottili di bovino;
-          400 g. di passata di pomodoro;
-          6 fette di mortadella;
-          1 carota;
-          1 costa di sedano;
-          1 scalogno;
-          1 spicchio d’aglio;
-          1 peperoncino;
-          4 foglie di basilico;
-          1 mazzetto piccolo di prezzemolo;
-          olio evo, pepe nero, sale, origano, vino bianco: q.b.



PREPARAZIONE (25 minuti):

Pulire e pelare la carota e il sedano, tagliarli a striscioline sottili sempre con il pela patate.
Per ogni fettina di bovino: salarla e peparla su un lato, mettere una fettina di mortadella e al centro un po’ striscioline di carote e sedano. Arrotolare ad involtino e chiudere aiutandosi con degli stuzzicadenti.
Soffriggere in una padella lo scalogno tritato, lo spicchio d’aglio e il peperoncino. Aggiungere gli involtini e cuocerli tre minuti per lato a fuoco alto. Sfumare con il vino bianco, aggiungere la passata di pomodoro, aggiustare di sale, aggiungere il basilico e il prezzemolo tritati e cuocere con coperchio a fuoco moderato per 10 minuti.
Impiattare con una spolverata di origano.

Alessandro Ricchi


La recensione
Psycho




In un piccolo e isolato albergo a conduzione familiare, usereste la doccia per lavarvi? Chiunque abbia visto Psycho, uno dei capolavori del Maestro Alfred Hitchcock, risponderebbe di no. Infatti, è memorabile e indelebile nell’immaginario collettivo la sequenza dell’omicidio sotto la doccia, in cui cade vittima la protagonista Marion, interpretata da Janet Leigh. Lo scopo del regista era quello di realizzare un film a basso costo, in bianco e nero (all’epoca già c’era stata la rivoluzione del colore n.d.r.), concependolo come una sfida: il suo scopo era ottenere un’opera di qualità in poco tempo e con pochi mezzi, utilizzando per di più un soggetto considerato degno per un horror di serie B. Psycho è tratto, infatti, dall’omonimo romanzo di Robert Block, che si ispirò al serial killer Edward Gain. A differenza di altri lavori di Hitchcock la sceneggiatura, scritta da Joseph Stefano, si attiene fedelmente a quella del libro. Nell’opera ritroviamo diverse tematiche favorite del regista: psiche umana, complesso edipico, tema del doppio, ambiguità, rapporto tra innocenza e colpevolezza, sessualità vissuta come peccato. Questi elementi vanno a formare già di per loro la forza del film, ma il vero aspetto intrigante di Psycho è il come vengono raccontati. Lo script gioca molto con le allusioni e le false piste per ingannare lo spettatore e, tra tutti, spicca la morte di Marion: mai prima di questo film, nessuno aveva mai fatto morire l’eroina. Il pubblico viene completamente spiazzato e vivrà il resto della storia con la paura: se anche Marion è morta, chi mai potrà salvarsi dalle grinfie dell’assassino? Tutto quello che precede quest’improvviso omicidio – la storia d’amore, il furto, lo scambio delle macchine l’arrivo al Motel Bates – servono solo a distogliere l’attenzione e rendere ancor più forte e sorprendente la scena dell’assassinio. Questo particolare procedimento si chiama Red Herring. Le voci fuori campo e le ambigue apparizioni della madre di Norman Bates, interpretato egregiamente da Anthony Perkins, contribuiscono a rinforzare un senso generale di smarrimento e di dubbio. Sicuramente il personaggio della madre di Norman è il fulcro di tutto l’intreccio filmico. Il compito dei collaboratori di Hitchcock, sotto ogni sua singola direttiva, fu quello di ricreare dal nulla una donna in carne e ossa, che ingannasse ogni singolo spettatore. Ci riuscirono talmente bene che persino durante le riprese si parlava della Mamma come di un’attrice reale. Sebbene nel romanzo fosse una quarantenne, il regista preferì farla apparire come una donna anziana e, per il colpo di scena finale, scelse di rappresentarla con il solo teschio ricoperto da pelle rinsecchita e con i capelli grigi e la riga nel mezzo. Secondo un divertente aneddoto, per capire quale prototipo della Mamma fosse il più adatto, Hitchcock si divertiva a torturare la Leigh facendogli trovare improvvisamente i vari modelli della Mamma nell’armadietto: il prototipo da usare fu scelto anche in base alle urla dell’attrice. Altro fattore importante è la scenografia, a cui Hitchcock dava sempre importanza fondamentale in ogni sua opera e mai come in questo caso ebbe ragione. Ancora oggi casa Bates viene considerata come una delle più riuscite ambientazioni della storia del cinema e mentre la si osserva suscita subito angoscia e inquietudine. Psycho fu un lavoro estenuante a livello registico. Molte, infatti, sono le scene elaborate tra cui l’omicidio di Arbogast, le sequenze con la Mamma e la lotta finale. Quella più memorabile resta comunque quella della doccia, realizzata con ben 70 posizioni della mdp e 7 giorni di riprese. Il tutto per soli 45 secondi di film. Una vera dedizione e la dimostrazione di quanto meticoloso possa essere il lavoro di un regista.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

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