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sabato 8 novembre 2014

Serata tipo - Forza azzurri (di Rugby) 3

Tra poche ore l'Italia di Rugby scenderà in campo ad Ascoli Piceno contro Samoa nel primo Test Match di novembre. Pronti a tifare? Noi siamo talmente pronti che abbiamo deciso di dedicargli un altro post. Alessandro ha ideato, per l'occasione, un piatto davvero squisito: Il Tricolore è servito. Un piatto unico che comprende bocconcini di coniglio conditi col pesto (verde), riso (bianco) e peperoni con pomodori secchi saltati in padella (rosso). Come accompagnamento, da vedere dopo la partita è ovvio, ho deciso di abbinarci un nuovo film carico di azione, avventura, ma anche di sentimenti ed emozioni: Guardiani della Galassia. Non ci resta altro che augurare in bocca al lupo agli azzurri e a voi buon divertimento!


La ricetta
Il Tricolore è servito





INGREDIENTI per 2 persone:

-         400 g c.a.. di coniglio;
-         3 tazzine di riso di grana lunga;
-         1 peperone rosso;
-         1 peperoncino;
-         1 spicchio d’aglio;
-         6 pomodori secchi;
-         2 manciate abbondanti di foglie di basilico,
-         1 manciata di pinoli;
-         1 cucchiaio di parmigiano grattato;
-         1 cucchiaio di pecorino grattato;
-         olio evo, sale,pepe, alloro, rosmarino, vino bianco: q.b.;




PREPARAZIONE (30 minuti):

Disossare il coniglio, tagliarlo a pezzi piccoli e farlo macerare con olio, vino bianco, alloro e rosmarino per un’ora. Nel frattempo pulire il peperone, tagliarlo a striscioline e saltarlo in padella con l’olio, l’aglio, il peperoncino e i pomodori secchi.
Preparare il pesto frullando con dell’olio il basilico e i pinoli, aggiungere il parmigiano, il pecorino e un pizzico di sale.
Saltare il coniglio in una padella con dell’olio, salare e pepare, sfumare con il vino bianco. Poi cuocere con coperchio per 5-8 minuti.
Cuocere il riso in abbondante acqua salata. Scolarlo e lasciarlo raffreddare in una terrina con dell’olio. In una ciotolina mettere il pesto, aggiungere il coniglio e amalgamare bene.
Impiattare mettendo nell’ordine il coniglio, il riso e i peperoni.

Alessandro Ricchi


La recensione
Guardiani della Galassia





Siamo nel 1988. In seguito alla morte della madre, il giovane Peter Quill viene rapito da un gruppo di pirati spaziali chiamati Ravagers, guidati da Yondu Udonta. Ventisei anni dopo, sul pianeta Morag, Quill ruba una misteriosa sfera nascosta in mezzo a delle rovine, ma viene fermato da Korath, un alleato del feroce estremista Kree Ronan l'Accusatore. Quill riesce a fuggire con la sfera ma Yondu, venuto a sapere del furto, mette una taglia sulla sua testa, mentre Ronan manda l'assassina Gamora a recuperare la sfera. Molto divertente. Un piccolo gioiellino di questo nuovo genere cinematografico: il cine – comics, ovvero film tratti da fumetti (comics) di successo. Guardiani della Galassia, nato dallo squadrone della Marvel, era tra i lungometraggi più attesi dell’anno e non ha tradito le aspettative. Un film irriverente, spiritoso e carico di energia e, per fortuna, senza i buonismi fastidiosi alla Capitan America. Questo tono comico, molto insolente a tratti, è la vera anima della storia che rende il nuovo lavoro del regista James Gunn completamente diverso da tutti gli altri cine – comics. D’altra parte Gunn ha alle spalle film come Hero Movie e il sorprendente Super (che guarda caso gioca molto sulla figura dei supereroi calati nel mondo reale) e le sceneggiature delle due trasposizioni di Scooby – Doo e L’alba dei morti viventi. Tutti lavori caratterizzati da una forte dose di sarcasmo e autoironia dei personaggi, nonché da una simpatica bonarietà per nulla stucchevole: insomma era da tempo il regista designato per questa sgangherata banda di eroi. In realtà, più che di eroi, potremmo parlare di anti – eroi: non sono perfetti, ognuno ha un peso sul cuore o sulla coscienza con cui fare i conti e sono ricercati dalla giustizia. I personaggi sono ottimamente descritti e, in virtù dei loro difetti, riescono subito a empatizzare col pubblico. Nel corso di questa avventura adrenalinica e ricca di azione ritroviamo canzoni evergreen degli anni Ottanta, riferimenti a film cult degli stessi anni (Indiana Jones nel prologo dei Predatori e simil-Millennium Falcon come un novello Solo e Groot che ricorda Chewbacca) e, persino, una bella dose di amore e famiglia, senza sdilinquirsi in inutili sdolcinatezze. Peter, infatti, capisce che i suoi soci sono diventati la seconda famiglia, nella quale possono nascere incomprensioni e dispute, ma che possono comunque essere risolte facilmente restando uniti e volendosi bene. Una morale sempreverde, ma grazie alla assenza di una estrema visione buonista non infastidisce e, anzi, arricchisce ancora di più il film. Ovviamente una bella fetta del successo dei Guardiani è da ricercarsi nei poderosi effetti speciali, che diventano sorprendenti tra gli sgargianti colori delle Galassie e delle Nebulose; sembra di stare davvero nel bel mezzo di combattimenti e battaglie stellari. Bravi gli attori Zoe Saldana (truccata molto in stile Avatar) e Chris Pratt (Peter); persino l’ex wrestler David Michael Bautista (Drax il Distruttore) è molto bravo. Peccato che noi italiani non possiamo sapere come siano andate le performance vocali di Vin Diesel (Groot) e Bradley Cooper (Rocket), in quanto prestano la voce a due personaggi realizzati completamente in ICG; per fortuna esistono bravi doppiatori come Massimo Corvo (Vin Diesel) e Christian Iansante (Braldey Cooper). Guardiani della Galassia è un film che saprà accontentare tutte le generazioni. Da vedere.


Elena Mandolini

Buona partita e, ovviamente, buone pappe e buon film!!!!!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 30 ottobre 2014

Serata tipo - Halloween

E va bene la festa è americana.. E va bene siamo in Italia.. Però ammettiamolo, ogni occasione è buona per mangiare, divertirsi con gli amici e festeggiare! Per l'occasione, Alessandro ha ideato un menù il cui ingrediente di principale è proprio la #zucca, simbolo di #Halloween. Abbiamo un antipasto, Vellutata di zucca con funghi porcini, un primo Risotto di zucca con funghi porcini e dei deliziosi Muffins di Halloween, con una simpatica e paurosa decorazione. Come film, abbiamo pensato a un horror recente: Annabelle. Buon Halloween e buon spavento a tutti!

Le ricette
Vellutata di zucca con funghi porcini




INGREDIENTI per 2 persone:

-          250 g. di zucca;
-          1 manciata di funghi porcini essiccati del Monte Amiata;
-          1 patata;
-          3 pomodori secchi sott’olio;
-          1 peperoncino;
-          1 spicchio d’aglio;
-          800 ml. d’acqua;
-          3 carote;
-          1 costa di sedano;
-          1 mazzetto di prezzemolo;
-          2 cipolle rosse;
-          10 pomodorini pachino;
-          1 rametto di rosmarino
-          olio evo, sale: q.b.;

PREPARAZIONE (40 minuti):

Preparare il brodo con 800 ml. di acqua, 3 carote, una costa di sedano, una cipolla rossa, un mazzetto di prezzemolo, 5 pomodorini pachino divisi a metà e un pizzico di sale. Portare il brodo ad ebollizione, cuocerlo a fuoco basso, filtrarlo e tenerlo da parte.
Tagliare la zucca, la patata, i pomodorini e la cipolla rossa a dadini e mettere tutto in una padella. Aggiungere uno spicchio d’aglio tagliato a metà e privato dell’anima, un peperoncino e i pomodori secchi tagliati a pezzettini. Soffriggere il tutto, sfumare con un po’ di brodo. Aggiungere metà dei funghi porcini, precedentemente ammollati in acqua tiepida. Cuocere con coperchio aggiungendo brodo se necessario. Spostare il tutto in un contenitore alto, aggiungere un po’ di brodo e frullare. Rimettere la crema così creata nella padella, i rimanenti funghi porcini e cuocere per 5 minuti.
Impiattare con un filo d’olio extravergine d’oliva e un rametto di rosmarino.


Risotto zucca e funghi porcini





INGREDIENTI per 2 persone:

-          3 tazzine colme di riso arborio;
-          250 g. di zucca;
-          2 manciate di funghi porcini essiccati del Monte Amiata;
-          1 peperoncino;
-          1 spicchio d’aglio;
-          800 ml. d’acqua;
-          3 carote;
-          1 costa di sedano;
-          1 mazzetto di prezzemolo;
-          2 cipolle rosse;
-          5 pomodorini pachino;
-          olio evo, ricotta salata di bufala, sale, granella di pistacchi, granella di mandorle: q.b.;

PREPARAZIONE (40 minuti):

In una padella soffriggere una cipolla rossa, tagliata a striscioline, con l’olio, il peperoncino e uno spicchio d’aglio tagliato a metà e privato dell’anima. Aggiungere la zucca tagliata a dadini e un pizzico di sale. Cuocere con coperchio, aggiungere acqua se necessario. Preparare il brodo con 800 ml. di acqua, 3 carote, una costa di sedano, una cipolla rossa, un mazzetto di prezzemolo, i pomodorini pachino divisi a metà e un pizzico di sale. Portare il brodo ad ebollizione, cuocerlo a fuoco basso, filtrarlo e tenerlo da parte. Tostare il riso nella padella con la zucca, intervallare con il brodo. Aggiungere i funghi porcini, precedentemente ammollati in acqua tiepida. Cotto il risotto, toglierlo dal fuoco e mantecarlo con la ricotta salata di bufala grattuggiata.
Impiattare con una spolverata di granella di pistacchi e di mandorle.


Muffins di Halloween




Per la preparazione vedere i nostri Muffins di Claudia, senza però utilizzare la marmellata e le noci per la decorazione. Invece, procuratevi un tubetto di colorante alimentare nero e uno color arancio. 
Per la glassa utilizzare i seguenti ingredienti: 
- 200 gr di zucchero a velo
- 1 albume 
- succo di 1/2 limone
Dopo il procedimento di cottura, sfornare i muffins e lasciarli raffreddare. In una ciotola mettervi l'albume, il succo di limone e unirvi, poco alla volta, lo zucchero a velo. Dividete il composto in due parti e in uno unitevi il colorante arancione, mentre l'altro dovrete lasciarlo bianco. Decorate la superficie dei muffins immergendoli delicatamente nella glassa; lasciarli sgocciolare e poi farli asciugare (decoratene metà con la glassa bianca e metà con quella arancio). Una volta asciugata la glassa, con il colorante alimentare nero divertitevi a creare deliziose ragnatele, spaventose zucche, fantasmi e qualsiasi altra creatura vi ispiri la vostra fantasia...

Alessandro Ricchi


La recensione
Annabelle





 Il film inizia con la stessa scena del film "The Conjuring – L’evocazione”, in cui due giovani donne e un uomo giovane stanno raccontano a Ed e Lorraine Warren la loro esperienza con la bambola che credono essere posseduta da uno spirito maligno: Annabelle. Un anno prima, nel 1970, John e Mia Gordon sono in attesa della loro prima figlia. In chiesa, la coppia parla con i loro vicini, gli Higgins, che sono in crisi da quando la loro figlia adolescente Annabelle è scappata di casa e si è unita a una banda di hippy. Intanto John regala a Mia una bambola vestita di bianco che ha cercato a lungo senza mai trovarla in nessun negozio: Mia decide di metterla con il resto delle sue bambole. Di notte, gli Higgins vengono uccisi brutalmente da Annabelle e dal suo compagno, che si rivelano essere due satanisti. Mia, sentendo le urla, sveglia il marito che corre a vedere cosa stia accadendo. Intanto Mia viene attaccata dal compagno di Annabelle che tiene in braccio la bambola di Mia. John arriva giusto in tempo per salvare la moglie, ma viene ferito dalla coppia omicida; fortunatamente la polizia arriva e spara all'uomo uccidendolo, mentre la donna si uccide in un'altra stanza. Prima di morire, Annabelle ha disegnato uno strano simbolo col suo sangue sul muro: una goccia del suo sangue cade sul volto della bambola e affonda nel suo occhio. Sin dall’antichità, i bambini hanno sempre coccolato le bambole, che sono state venerate dai popoli primitivi, ed invocate come strumenti magici nel bene e nel male. Dall’incipit del film capiamo subito che Annabelle, spin-off (o prequel, che dir si voglia) de L’evocazione – The Conjuring, smussa, esattamente come la pellicola di cui si propone di raccontare le origini, quegli angoli del genere horror appartenenti alla sfera dell’intimità, tra case infestate, allucinazioni familiari, oggetti mistificati e demoni alla ricerca di anime innocenti da sacrificare, servendosi di una lunghissima tradizione - si leggono, tra le righe e non, tanti piccoli richiami alla categoria, da Rosemary’s Baby a L’esorcista, passando per La bambola assassina fino ai più recenti lavori di James Wan - per ammaliare senza mezzi termini lo spettatore, generando lo spavento non per mezzo del suono o degli effetti speciali, ma grazie alla costruzione degli ambienti e ai movimenti di macchina. Nonostante la sceneggiatura di Gary Dauberman penalizzi più volte lo sviluppo del racconto, John R. Leonetti (che de L'evocazione aveva curato la splendida fotografia), esattamente come papà Wan (regista del film del 2013, che qui compare nelle vesti di produttore), si rivela bravino nel costruire la tensione e nel tenere incollato il pubblico alla sedia senza farli venire voglia di scappare, riuscendo a suscitare clamore – nonostante il finale sottotono – anche dopo lo scorrere dei titoli di coda. L'assenza di James Wan dietro la macchina da presa, comunque, si sente eccome. Non basta indugiare sull'espressione disturbante della bambola Annabelle - un finto sorriso dietro al quale si nasconde un'espressione malefica - quando lo si fa, serve anche una sceneggiatura solida e inquietante. Che non c'è. Annabelle non è sconvolgente, ma è comunque una pellicola capace di trasformare una palese mancanza di originalità in una piacevole raccolta del meglio dell’horror degli ultimi trent’anni.


Elena Mandolini

Buone pappe e buon spavento....... 


©RIPRODUZIONE RISERVATA


martedì 14 ottobre 2014

Serata tipo - Adrenalinico con amici

Per soddisfare la vostra voglia di adrenalina, abbiamo pensato a un connubio interessante. Partiamo dal film: Anarchia - La notte del Giudizio, un sequel nettamente superiore rispetto al primo episodio (cosa assai anomala nel cinema) e leggendo la recensione capirete il perché. Una siffatta storia, che vi saprà coinvolgere e riflettere non poco, andava accompagnata a un piatto sostanzioso e dai gusti decisi, ma comunque veloce da preparare. Occhio, però, ai Pici, perché richiedono una cottura che si aggira attorno ai 20 minuti. Barricatevi dentro casa, gustatevi questa delizia e attenzione a chi busserà alla vostra porta...


La ricetta
Pici con il tonno in bianco





INGREDIENTI 4 persone:

-          400 g. di pici;
-          6 filetti di alici sott’olio;
-          200 g. di tonno sott’olio;
-          3 spicchi d’aglio
-          2 peperoncini;
-          2 manciate di olive nere denocciolate;
-          2 manciate di capperi;
-          4 pomodori secchi;
-          1 cucchiaio di bottarga di tonno macinata;
-          buccia di un limone grattata;
-          olio evo, sale, origano, zenzero macinato: q.b.


PREPARAZIONE (15 minuti):

Fare un soffritto con l’olio, i peperoncini, gli spicchi d’aglio tagliati a metà e privati dell’anima e le alici sminuzzate. Spegnere il fuoco, togliere l’aglio, aggiungere il tonno, le olive e i pomodori secchi tagliati a pezzettini, i capperi, lo zenzero e la buccia del limone.
Far bollire in abbondante acqua salata i pici. Scolare la pasta al dente e mantecarla in padella aiutandosi con acqua di cottura.
Impiattare con  una spolverata di origano e con la bottarga.

Alessandro Ricchi


La recensione
Anarchia - La notte del Giudizio 




Futuro prossimo. Negli Stati Uniti d'America il governo ha reso legali tutti i crimini una notte all'anno per 12 ore, omicidio compreso, in modo che nel resto dell’anno, a seguito di questa liberazione della violenza, le persone siano pacifiche e rispettose della legge. Questo fenomeno si chiama Lo Sfogo e parteciparvi significa Purificarsi (dall’odio, dalle paure etc..). Le regole sono semplici: puoi Purificarti per strada e puoi utilizzare armi che non superino una determinata forza di detonazione; puoi torturare a piacimento chiunque, basta che non faccia parte dell’élite politica che gode di immunità; polizia e medici non possono lavorare per tutta la durata dello Sfogo. Il problema di base è che i ricchi possono comprarsi sistemi di sicurezza sofisticati, rimanendo quindi al sicuro nelle loro case, mentre i poveri rischiano ogni volta la vita; senza dimenticare che, in questa notte, molte persone cercano vendetta, soprattutto nei casi di mala legislazione. Fra questi c’è il Sergente che vuole uccidere l’uomo che, da ubriaco, ha investito suo figlio e che per un cavillo legale non è finito in carcere e vive tranquillo con moglie e figli. Anarchia -  La notte del giudizio è il sequel de La notte del giudizio e che vanta il medesimo regista: James DeMonaco. Dalle numerose differenze tra il primo e secondo episodio e dal netto miglioramento con questo nuovo lavoro, è evidente che DeMonaco ha ascoltato le critiche, soprattutto quelle del pubblico, andando a colmare molte lacune del precedente film. Infatti molti cinefili si erano mossi sullo stesso fronte: idea geniale, ma la storia è troppo affrettata, il finale è frettoloso e il film non tocca tematiche socio – culturali importanti. Infatti, già l’inizio di Anarchia è chiaramente superiore a quello del primo episodio. I cinque personaggi protagonisti vengono ben settati fin dall’inizio, come anche le loro vicende personali attraverso una buona sceneggiatura che svela e non svela il loro passato; altrimenti detto, non vi sono sciocchi dialoghi in cui i personaggi si raccontano esplicitamente cosa è accaduto loro, solo per farcelo sapere a noi e mandare avanti la storia. Un esempio concreto: Liz e Shane stanno per divorziare, ma non lo veniamo a sapere solo in seguito, mentre nelle prime sequenze si avverte solo una forte tensione e i due parlano di un fatto importante da raccontare o meno alla sorella di Shane. Settato molto meglio anche il concetto dello Sfogo e di come le persone si preparino ad affrontare la notte del giudizio: davvero molto angosciante. Ovviamente DeMonaco si muove su un terreno già conosciuto e decide di puntare su tipologie di personaggi già collaudati in altri film di genere: la coppia che si deve separare ma si riappacifica, la madre coraggio, l’adolescente idealista, l’eroe – antieroe. Si badi bene, però, che l’abilità del regista consiste nel farli agire in maniera autonoma, senza mai farli diventare semplici cliché. Molto interessante nel film, cosa che era solo accennata nel primo episodio, è l’analisi socio – culturale di un sistema che è un evidente attacco ai governi di oggi. La classe politica qui è quasi un sovrano che dispensa morte e assoluzione; detiene il potere e vuole mantenere lo status quo sulla pelle della povera gente, tant'è che i Padri Fondatori attaccano solamente le case popolari per decimare quella parte di popolazione reputata da loro inutile. I poveri sono i più vulnerabili durante lo sfogo e non possono comprare costosi e infallibili sistemi di sicurezza, vien da sé, quindi, che siano i primi a morire, se non gli unici. Agghiacciante, poi, è il sistema che i ricchi usano per purificarsi: comprare o rapire gente povera per poi torturarla a morte. Altrettanto interessante è la morale di fondo: la violenza porta altra violenza. Tale assunto viene incarnato, per contrapposizione, dal personaggio del Sergente che vuole vendicare la morte del figlio e uccidere l’uomo che lo ha investito. Proprio quando sta per compiere il delitto, il Sergente si blocca ricordando le parole della giovane idealista Cali (non si sarebbe sentito meglio e non avrebbe portato a nulla). Tant’è che, poi, il Sergente riceve un premio in cambio: viene salvato in extremis proprio dall’uomo che voleva uccidere e che poi ha risparmiato. Buona anche la prova del cast che non vanta star, ma attori che si sono visti di sfuggita in altri lungometraggi. Anarchia – La notte del giudizio è un film angosciante, ma che porta a numerose riflessioni sul genere umano. Non male per un film che rientra a pieno titolo nella categoria cinematografica e letteraria del genere distopico, ovvero di un futuro caratterizzato da un’utopia in negativo.

 Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 29 settembre 2014

Serata tipo - Evergreen n.4

Detto, fatto! Vi avevamo promesso altri evergreen e, visto che ogni promessa è debito, non potevamo tirarci indietro. L'abbinamento che stiamo per presentarvi rientra a pieno titolo nella categoria "con attributi", perché si tratta di uno di quei piatti che danno tanta soddisfazione al palato, ma che sono anche una vera bomba calorica. Alias, gli Spaghetti alla carbonara. Per cotanto primo, ci voleva un film apocalittico, adrenalinico, una vera bomba su schermo: Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie. Sul film non aggiungiamo altro, perché la recensione parla da sola e tanto meno neanche sugli spaghetti, perché anche loro parlano da soli...


La ricetta
Spaghetti alla carbonara 





INGREDIENTI per 4 persone:

-          400 g. di spaghetti;
-          4 fette di guanciale dello spessore di 1 cm.c.a.;
-          1 peperoncino;
-          2 uova;
-          olio evo, sale, vino bianco, pecorino romano, parmigiano, pepe: q.b.


PREPARAZIONE (25 minuti):

In una padella soffriggere in poco olio il guanciale tagliato a listarelle sottili con il peperoncino, appena il guanciale si sarà dorato sfumare con il vino bianco.
Sbattere le uova, aggiungere il pepe, il parmigiano e il pecorino grattato. Amalgamare fino a creare una crema.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e mantecarla nella padella con il guanciale intervallando acqua di cottura, pecorino e parmigiano grattato. Terminare la mantecatura fuori dal fuoco aggiungendo la crema di uova.
Impiattare con una spolverata di parmigiano grattato.

Alessandro Ricchi


La recensione
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie






10 anni dopo gli eventi raccontati nel film precedente, la popolazione umana ha subito perdite tremende a causa del rilascio del virus T-113, progettato per curare la malattia di Alzheimer, ma rivelatosi un medicinale mortale per l'uomo e capace di aumentare l'intelligenza delle scimmie. In questo desolato e distopico futuro, lo scimpanzé evoluto Cesare è riuscito a liberare e a riunire gli altri membri della sua specie, organizzando in una colonia nella foresta. Un giorno, mentre Occhi Blu, figlio di Cesare e Cornelia, e Ash, il figlio dello scimpanzé ex-maschio alfa Rocket, si muovono per il bosco, incontrano un essere umano. L'uomo, Carver, viene preso dal panico e spara ad Ash, ferendolo, per poi chiamare il resto del suo gruppo, guidato dallo studioso Malcolm, mentre Occhi Blu grida aiuto alle scimmie...
Epico e avvincente. Non lo si potrebbe descrivere meglio di così, con queste due semplici parole. Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie non è solo un film di fantascienza, ma anche una parabola discendente del genere umano, un piccolo affresco sul rapporto padre – figlio, un racconto elaborato sull’odio e il rancore. La sceneggiatura va ben oltre i semplici generi dello sci – fi e dell’action; è ben strutturata, calibrata e regala un film adrenalinico dal ritmo avvincente e con sequenze di guerra alternate a momenti riflessivi e ricchi di sentimenti e, per di più, senza mai cadere in sciocchi pietismi. I personaggi sono ben scritti, coerenti nel loro agire e mai banali. Il dualismo che si innesca tra Cesare, il capo delle scimmie, e Malcolm, una sorta di negoziatore fra le due razze, è il motore della storia: senza la loro reciproca fiducia e la crescente stima che li lega, non avverrebbe niente di tutto ciò che accade nel film. I punti in comune tra i due sono palesi: la paura per la fine della propria razza, il senso di protezione verso la famiglia e il desiderio che tra umani e scimmie possa esserci pace e collaborazione. Purtroppo, come afferma Cesare “l’essere umano non perdona” e questo enorme difetto dell’umanità porterà a una guerra sanguinosa. Tra tutti i personaggi del film, quello che più resta impresso e che più colpisce in quanto a meticolosa costruzione, è proprio Cesare: carismatico e forte, un vero leader onesto e compassionevole, ma non per questo meno duro o che non sia in grado di dispensare punizioni e ordini. Come opposto dell’Alpha c’è Koba, altro personaggio ben riuscito e che impressiona per ragioni completamente diverse. In Koba prevale l’odio e il rancore e non c’è spazio per il perdono o la compassione; talmente forte il suo bisogno di vendetta, che è pronto a sacrificare tutta la sua razza, persino il suo leader, per portare a compimento il suo volere. In tal senso, Cesare e Koba ricordano molto altri due personaggi della fortunata saga degli X -  Men: rispettivamente Xavier e Magneto. Come i due mutanti, anche le due scimmie hanno iniziato a combattere insieme e si sono spalleggiati per lungo tempo, ma le diverse esperienze legate ai rapporti col genere umano, li conducono in due strade diverse: pace e risentimento. Il film affronta anche in maniera impeccabile i concetti di paura e odio che si contrappongono a quello di perdono: se accecati dal bisogno di vendetta si giunge solo alla morte, mentre se si cerca il dialogo si può collaborare e coesistere. E tutto questo da parte di entrambe le razze; perché come le scimmie hanno Koba, gli esseri umani hanno Carver e Dreyfus, in un gioco di equilibri tra reciproco razzismo e bisogno di trovare una via di pace. Altrimenti detto, nessuna razza è esente da alcun sentimento e in ogni razza vi sono buoni e cattivi. Altro aspetto da non sottovalutare è la decadenza del genere umano, intesa non solo come estinzione, ma soprattutto come discesa nell'amoralità. Nel film è estremamente evidente che l’uomo è, e sarà, la causa principale della propria fine: che sia un virus creato in laboratorio, i propri sentimenti, l’uso smodato delle risorse naturali e la relativa mancanza di rispetto verso la Terra, niente potrà salvarlo dall'autodistruzione. Tutto questo poggia, poi, su un poderoso sistema di effetti speciali che non disturba mai la visione del film, ma anzi esalta la magnificenza delle scimmie e la spaventosa bellezza di una Terra che è di nuovo preda della natura selvaggia. Utilizzando la stessa tecnica di Avatar, con in più degli evidenti miglioramenti nella risoluzione digitale, Cesare e Koba sembrano scimmie in carne e ossa, con tanto di espressioni umane. In tal senso il particolare degli occhi di Cesare che aprono e chiudono il film sono emblematici: prima tenaci per la caccia alle antilopi, poi pieni di paura e consapevolezza per l’inizio della guerra. Gli attori Gary Oldman (Dreyfus), Andy Serkis (Cesare), Jason Clarke (Malcolm) e Toby Kebbell (Koba) ci regalano tutti un’ottima prova attoriale andando così a completare un già ottimo lungometraggio. In conclusione, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie è uno dei migliori film dell’anno.
Elena Mandolini 


Buone pappe e buon film!


©RIPRODUZIONE RISERVATA

Serata tipo - Scusate il ritardo, altrimenti detto, il ritorno dei due...

Dopo una lunga assenza, torniamo alla carica con nuove succulente ricette e film accattivanti. Per ricominciare alla grande, abbiamo deciso di parlarvi di Super, un film praticamente sconosciuto, ma molto interessante. La prima volta che Elena lo ha visto ha detto che è stata una gradita sorpresa e che racchiude più tematiche interessanti. Da questo spunto, ho creato un secondo piatto che consiste in fagottini di manzo che rivelano un delizioso e succulento ripieno, proprio come il film. Stay tuned per le prossime serate. Vi aspettano dolci, primi e sempre i nostri amati evergreen della cucina italiana...


La ricetta
Fagottini di manzo con melanzane e scamorza affumicata






INGREDIENTI per 2 persone:

-          8 fettine di carpaccio di manzo;
-          mezza scamorza affumicata;
-          1 melanzana;
-          1 spicchio d’aglio;
-          2 peperoncini;
-          olio evo, pepe nero macinato, sale, origano, timo, vino bianco: q.b.



PREPARAZIONE (25 minuti):

Lavare la melanzana, privarla della buccia e tagliarla a dadini. Cuocerli in una padella con coperchio per 10 minuti c.a. insieme allo spicchio d’aglio, tagliato a metà e privato dell’anima, l’olio, un peperoncino, origano e un pizzico di sale.
Per ogni fettina di carpaccio: salarla e peparla su un lato, mettere al centro un cucchiaio abbondante di melanzane e un po’ di scamorza tagliata a dadini. Chiudere a fagottino aiutandosi con degli stuzzicadenti.
In una padella scaldare dell’olio con un peperoncino, mettere i fagottini e sigillarne i 2 lati. Sfumare con il vino bianco e continuare a cuocere con coperchio per 8 minuti c.a.
Impiattare con una spolverata di timo.

Alessandro Ricchi


La recensione
Super





Frank è un uomo timido e buono, la cui unica gioia è la bella moglie Sarah. Un giorno, però, la donna cade nuovamente nel tunnel della droga e lascia Frank per mettersi con Jacques, uno spacciatore psicopatico. Frank capisce che la deve salvare e che deve ripulire il mondo da esseri come Jacques. Con l’aiuto di Libby, fanatica dei fumetti, crea la figura di Saetta Purpurea: un vigilante in calzamaglia e con un cacciavite come arma.
Il regista e sceneggiatore James Gunn si è ispirato ai fumetti di Alan Moore unendovi un pizzico dei film di Martin Scorsese e Quentin Tarantino. Il risultato? Una gradevole e inaspettata sorpresa. Super è un film che mescola con intelligenza commedia e dramma, violenza e azione.  Un po’ trash quando occorre, come nelle sequenze delle lotte e della costruzione delle armi che richiamano il telefilm Batman degli anni ’80,  un po’ lirico nei momenti di pathos. Super tocca più corde emotive e regala una piacevole sensazione di speranza, che in questo momento storico, male di certo non fa. Super è la storia del riscatto della mediocrità, dell’esaltazione del vivere civile dove le regole sono poche e basilari: non si vende droga, non si molestano i bambini, non si ruba e non si graffiano le automobili. Frank incarna la bontà e l’ingenuità, come se fosse un bambino lui stesso crede che basti diventare un vigilante in calzamaglia per cambiare il mondo; ma non basta colpire la violenza con altra violenza per eliminarla. Frank perde completamente il senso della realtà: non comprende che compie atti violenti pur di fermare Jacques. Il film, infatti, mostra cosa accadrebbe se Batman esistesse sul serio: non troveremmo un ladro imbavagliato e stordito, bensì un ladro gravemente ferito ed agonizzante sul ciglio della strada.
Super è anche una storia d’amore, quello con la A maiuscola. Quasi come se fosse Dante con Beatrice, Frank vede il volto di Sarah risplendere ed emanare purezza come un angelo; di conseguenza, ai suoi occhi, i cattivi sono solo dei diavoli malefici. E li vede realmente! Frutto di una religione che diventa quasi ossessione e fanatismo, assistiamo anche ad una sorta di catarsi del protagonista, che crede di essere chiamato in missione da Dio, come una Giovanna D’Arco in versione maschile. Ottima la prova attoriale di Rainn Wilson, perfetto nel ruolo di Frank, e della giovane Ellen Page (Juno, Inception) qui interprete di Libby. Bravi nei loro piccoli ruoli anche Kevin Bacon (Jacques) e Liv Tyler (Sarah)
Provocatorio ed arguto, il film spiazza coi suoi continui cambi repentini di registro portandoti prima a ridere, poi a inorridire, a commuoversi ed infine a ridere di nuovo. Persino romantico quanto basta senza cadere in scontati clichè, Super è alla fine una lode alla vita, alla bellezza dell’amore, alla gioia che tutte le piccole cose della nostra quotidianità ci portano ogni giorno.
Da vedere.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

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martedì 29 luglio 2014

Serata tipo - Ariccia a casa!

'Na fraschetta, vino romanella e un panino con la porchetta. Cosa vi ricorda? Ariccia ovviamente! Dopo un poco di latitanza, abbiamo deciso di tornare in grande stile, regalandovi una serata da veri intenditori romani con una rivisitazione realizzata da Alessandro del classico succitato panino. Eccovi, quindi, il Panino con la porchetta alla Tony. Una vera goduria per tutti i sensi ed è vietato, dopo, farsi prendere dai sensi di colpa perché: quanno c'è vò, c'è vò! Per accompagnare tale portata, non poteva che esserci un film altrettanto sconvolgente: Brüno di Sacha Baron Cohen. Pronti ad essere sconvolti? Allora buona visione.....


La ricetta
Panino con la porchetta di Tony




INGREDIENTI per una persona:

-          1 panino tipo rosetta;
-          400 g. di porchetta di Ariccia;
-          8 pomodorini ciliegino;
-          4 foglie di cavolo bianco;
-          100 g. di stracchino;
-          1 cucchiaio di zucchero di canna;
-          olio evo, aceto balsamico, aceto di mele, menta macinata: q.b.


PREPARAZIONE (15 minuti):

Tagliare i pomodorini a metà, farli caramellare in padella con poco olio e lo zucchero, sfumare con l’aceto balsamico e aggiungere della menta.
Lavare le foglie di cavolo, tagliarle a listarelle e condirle in un’insalatiera con aceto di mele e olio.
Tagliare la porchetta a striscioline. Spalmare la parte interna del panino con lo stracchino e riempire partendo dal basso seguendo questo ordine: porchetta, insalata di cavoli e pomodorini caramellati.

Alessandro Ricchi


La recensione
Brüno






C’era d’aspettarselo. Ironico, divertente ma anche dissacrante e squallido. Sacha Baron Cohen crea, dopo Borat, un altro paradossale personaggio: Brüno Gehard. E se prima si parlava di razzismo, antisemitismo ed omofobia, ora si parla dei pregiudizi legati all’omosessualità. Bruno è un presentatore austriaco gay, bandito dalla sua trasmissione per un errore commesso durante la settimana della moda di New York. Deciso a riconquistare la notorietà, parte alla volta di Los Angeles; farà di tutto e di più (anche meschino possibile) per riuscirci. Al suo fianco il fedele assistente Lutz, segretamente innamorato di lui.
Come il precedente film anche Brüno è un falso documentario, mockumentary, così realizzato per meglio cogliere reazioni il più sincere possibili da chiunque gli si avvicini, polizia compresa. In questo caso, è persino riuscito a farsi mandare allegramente a quel paese da Harrison Ford e prendere per il naso importanti esponenti politici.
Indubbiamente l’intera pellicola si fonda sull’abilità di Cohen di trasformare il proprio corpo e la propria voce e rendersi praticamene irriconoscibile. Nessuno, nonostante la notorietà dell’attore, lo ha mai riconosciuto. Il dubbio viene più che altro per i titoli di coda, accompagnati dal video musicale di beneficenza in cui partecipano Sting, Elton John ed uno stralunato Bono. Chissà se realmente non sapevano nulla neanche loro.
Spunti di riflessione emergono per tutto il film, così anche frecciatine irriverenti al mondo dello spettacolo, come le madri che farebbero fare una liposuzione a dei bambini pur di farli entrare nello show business. Si ride, a volte di gusto ed altre per imbarazzo. Inevitabile in alcune sequenze l’irrefrenabile voglia di coprirsi gli occhi tanto si cade in basso. Una per tutte? La puntata pilota del nuovo programma di Bruno, con tanto di pene in primo piano.
Si esce dal cinema fra la meraviglia ed il disgusto. Ma, d’altra parte, è proprio l’intento di Sacha Baron Cohen. Racconta verità, con un nuovo stile che è ormai diventato sinonimo del suo stesso nome. A modo suo un genio.

Elena Mandolini



Buone pappe e buon film!

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martedì 8 luglio 2014

Serata tipo - Arrivano le paste fredde 2!

Come già annunciato nel precedente post, in questi giorni la fantasia culinaria di Alessandro si è buttata sulle paste fredde, complice il caldo afoso in cui versa la Capitale. Sperando di farvi cosa gradita, oggi il turno spetta agli Gnocchetti sardi con pesto di menta, mozzarella di Bufala, pomodori secchi e olive taggiasche. Non avete idea di quanto sia buono e fresco il pesto di menta: una leccornia da provare! Il film ideale, visto l'ingrediente della mozzarella di Bufala, è Benvenuti al Sud. Una commedia esilarante e che gioca sugli stereotipi culinari nostrani. Sarà un vero piacere vedere il film gustando questa particolare ricetta. Enjoy!


La ricetta
Gnocchetti sardi con pesto di menta, mozzarella di Bufala, pomodori secchi e olive taggiasche.





INGREDIENTI per 2 persone:

-          200 g. di gnocchetti sardi;
-          5 pomodori secchi sott’olio;
-          1 mozzarella di bufala da 150 g. c.a.;
-          1 manciata di olive taggiasche denocciolate;
-          4 ciuffi di menta fresca;
-          1 peperoncino;
-          20 g. di pinoli;
-          olio evo, sale,: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Preparare il pesto frullando le foglie di menta, precedentemente lavate, insieme ai pinoli, l’olio e un pizzico di sale. Mettere in un’insalatiera, facendo insaporire, il pesto, la mozzarella di bufala tagliata a dadini, i pomodori secchi tagliati a listarelle, le olive e un po’ d’olio.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e farla raffreddare all’interno di un’insalatiera con dell’olio e il peperoncino. Aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando bene.

Alessandro Ricchi


La recensione
Benvenuti al Sud




Alberto è un responsabile dell'ufficio postale di una cittadina della Brianza; ormai prossimo al trasferimento nella tanto agognata Milano, vede sfumare la promozione in favore di un disabile. Per non deludere la moglie, si finge anche lui portatore di handicap pur di salire in graduatoria ed ottenere comunque la promozione. Alberto, però, non riesce nell’intento e viene così punito con un trasferimento in un paesino della Campania. Con un bagaglio notevole di pregiudizi, Alberto parte da solo ad affrontare quella che per lui è la terra dei camorristi e di scansafatiche.
Benvenuti al sud è un vero e proprio remake del francese Giù al Nord; stessi gli snodi narrativi e le principali gag, adattate per i nostri pregiudizi e tempi comici. Lo sceneggiatore Massimo Gaudioso, lo stesso di Gomorra, cambia quindi gli stereotipi originali calandoli, letteralmente, nei sapori e nei piatti italiani; infatti, i robusti odori dei formaggi francesi, qui sono morbide mozzarelle di bufala, i superalcolici e le birre vengono sostituite da “nù cafè” e dal limoncello. Ciò che maggiormente si distacca dalla versione originale è la regia di Luca Miniero; rispetto al collega Dany Boon che preferisce una certa staticità nelle riprese, aggiunge movimenti più fluidi della macchina da presa e calibra meglio le belle panoramiche campane con i primi piani dei personaggi. Certamente i bei luoghi campani, come Castellabate, riescono a creare di per sé una bella scenografia, carica di colori sgargianti, che Miniero esalta senza nessuna difficoltà.
Tutto il film gioca sui luoghi comuni e sui pregiudizi scontati, che separano le regioni del Nord e da quelle del Sud. La forza del film è il come Miniero sappia rendere meno scontati questi preconcetti: una fresca comicità con l’ausilio di situazioni buffe, semplici ma azzeccate. Il regista, soprattutto , non ha paura di giocare sulle discriminanti fissazioni del protagonista ed esilarante, in tal senso è la sequenza di Alberto che indossa un giubbotto antiproiettile, mentre si trova imbottigliato nella Salerno - Reggio Calabria. Una comicità che calza alla perfezione i panni del bravo Claudio Bisio, la fantastica Angela Finocchiaro ed Alessandro Siani, capace di creare una grande sintonia umoristica col collega Bisio.
Per meglio comprendere il senso del film, non c’è di meglio che citarne una deliziosa frase. “Quando vieni al sud, piangi due volte: sia quando arrivi, che quando te ne vai”.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

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