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lunedì 29 settembre 2014

Serata tipo - Evergreen n.4

Detto, fatto! Vi avevamo promesso altri evergreen e, visto che ogni promessa è debito, non potevamo tirarci indietro. L'abbinamento che stiamo per presentarvi rientra a pieno titolo nella categoria "con attributi", perché si tratta di uno di quei piatti che danno tanta soddisfazione al palato, ma che sono anche una vera bomba calorica. Alias, gli Spaghetti alla carbonara. Per cotanto primo, ci voleva un film apocalittico, adrenalinico, una vera bomba su schermo: Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie. Sul film non aggiungiamo altro, perché la recensione parla da sola e tanto meno neanche sugli spaghetti, perché anche loro parlano da soli...


La ricetta
Spaghetti alla carbonara 





INGREDIENTI per 4 persone:

-          400 g. di spaghetti;
-          4 fette di guanciale dello spessore di 1 cm.c.a.;
-          1 peperoncino;
-          2 uova;
-          olio evo, sale, vino bianco, pecorino romano, parmigiano, pepe: q.b.


PREPARAZIONE (25 minuti):

In una padella soffriggere in poco olio il guanciale tagliato a listarelle sottili con il peperoncino, appena il guanciale si sarà dorato sfumare con il vino bianco.
Sbattere le uova, aggiungere il pepe, il parmigiano e il pecorino grattato. Amalgamare fino a creare una crema.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e mantecarla nella padella con il guanciale intervallando acqua di cottura, pecorino e parmigiano grattato. Terminare la mantecatura fuori dal fuoco aggiungendo la crema di uova.
Impiattare con una spolverata di parmigiano grattato.

Alessandro Ricchi


La recensione
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie






10 anni dopo gli eventi raccontati nel film precedente, la popolazione umana ha subito perdite tremende a causa del rilascio del virus T-113, progettato per curare la malattia di Alzheimer, ma rivelatosi un medicinale mortale per l'uomo e capace di aumentare l'intelligenza delle scimmie. In questo desolato e distopico futuro, lo scimpanzé evoluto Cesare è riuscito a liberare e a riunire gli altri membri della sua specie, organizzando in una colonia nella foresta. Un giorno, mentre Occhi Blu, figlio di Cesare e Cornelia, e Ash, il figlio dello scimpanzé ex-maschio alfa Rocket, si muovono per il bosco, incontrano un essere umano. L'uomo, Carver, viene preso dal panico e spara ad Ash, ferendolo, per poi chiamare il resto del suo gruppo, guidato dallo studioso Malcolm, mentre Occhi Blu grida aiuto alle scimmie...
Epico e avvincente. Non lo si potrebbe descrivere meglio di così, con queste due semplici parole. Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie non è solo un film di fantascienza, ma anche una parabola discendente del genere umano, un piccolo affresco sul rapporto padre – figlio, un racconto elaborato sull’odio e il rancore. La sceneggiatura va ben oltre i semplici generi dello sci – fi e dell’action; è ben strutturata, calibrata e regala un film adrenalinico dal ritmo avvincente e con sequenze di guerra alternate a momenti riflessivi e ricchi di sentimenti e, per di più, senza mai cadere in sciocchi pietismi. I personaggi sono ben scritti, coerenti nel loro agire e mai banali. Il dualismo che si innesca tra Cesare, il capo delle scimmie, e Malcolm, una sorta di negoziatore fra le due razze, è il motore della storia: senza la loro reciproca fiducia e la crescente stima che li lega, non avverrebbe niente di tutto ciò che accade nel film. I punti in comune tra i due sono palesi: la paura per la fine della propria razza, il senso di protezione verso la famiglia e il desiderio che tra umani e scimmie possa esserci pace e collaborazione. Purtroppo, come afferma Cesare “l’essere umano non perdona” e questo enorme difetto dell’umanità porterà a una guerra sanguinosa. Tra tutti i personaggi del film, quello che più resta impresso e che più colpisce in quanto a meticolosa costruzione, è proprio Cesare: carismatico e forte, un vero leader onesto e compassionevole, ma non per questo meno duro o che non sia in grado di dispensare punizioni e ordini. Come opposto dell’Alpha c’è Koba, altro personaggio ben riuscito e che impressiona per ragioni completamente diverse. In Koba prevale l’odio e il rancore e non c’è spazio per il perdono o la compassione; talmente forte il suo bisogno di vendetta, che è pronto a sacrificare tutta la sua razza, persino il suo leader, per portare a compimento il suo volere. In tal senso, Cesare e Koba ricordano molto altri due personaggi della fortunata saga degli X -  Men: rispettivamente Xavier e Magneto. Come i due mutanti, anche le due scimmie hanno iniziato a combattere insieme e si sono spalleggiati per lungo tempo, ma le diverse esperienze legate ai rapporti col genere umano, li conducono in due strade diverse: pace e risentimento. Il film affronta anche in maniera impeccabile i concetti di paura e odio che si contrappongono a quello di perdono: se accecati dal bisogno di vendetta si giunge solo alla morte, mentre se si cerca il dialogo si può collaborare e coesistere. E tutto questo da parte di entrambe le razze; perché come le scimmie hanno Koba, gli esseri umani hanno Carver e Dreyfus, in un gioco di equilibri tra reciproco razzismo e bisogno di trovare una via di pace. Altrimenti detto, nessuna razza è esente da alcun sentimento e in ogni razza vi sono buoni e cattivi. Altro aspetto da non sottovalutare è la decadenza del genere umano, intesa non solo come estinzione, ma soprattutto come discesa nell'amoralità. Nel film è estremamente evidente che l’uomo è, e sarà, la causa principale della propria fine: che sia un virus creato in laboratorio, i propri sentimenti, l’uso smodato delle risorse naturali e la relativa mancanza di rispetto verso la Terra, niente potrà salvarlo dall'autodistruzione. Tutto questo poggia, poi, su un poderoso sistema di effetti speciali che non disturba mai la visione del film, ma anzi esalta la magnificenza delle scimmie e la spaventosa bellezza di una Terra che è di nuovo preda della natura selvaggia. Utilizzando la stessa tecnica di Avatar, con in più degli evidenti miglioramenti nella risoluzione digitale, Cesare e Koba sembrano scimmie in carne e ossa, con tanto di espressioni umane. In tal senso il particolare degli occhi di Cesare che aprono e chiudono il film sono emblematici: prima tenaci per la caccia alle antilopi, poi pieni di paura e consapevolezza per l’inizio della guerra. Gli attori Gary Oldman (Dreyfus), Andy Serkis (Cesare), Jason Clarke (Malcolm) e Toby Kebbell (Koba) ci regalano tutti un’ottima prova attoriale andando così a completare un già ottimo lungometraggio. In conclusione, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie è uno dei migliori film dell’anno.
Elena Mandolini 


Buone pappe e buon film!


©RIPRODUZIONE RISERVATA

Serata tipo - Scusate il ritardo, altrimenti detto, il ritorno dei due...

Dopo una lunga assenza, torniamo alla carica con nuove succulente ricette e film accattivanti. Per ricominciare alla grande, abbiamo deciso di parlarvi di Super, un film praticamente sconosciuto, ma molto interessante. La prima volta che Elena lo ha visto ha detto che è stata una gradita sorpresa e che racchiude più tematiche interessanti. Da questo spunto, ho creato un secondo piatto che consiste in fagottini di manzo che rivelano un delizioso e succulento ripieno, proprio come il film. Stay tuned per le prossime serate. Vi aspettano dolci, primi e sempre i nostri amati evergreen della cucina italiana...


La ricetta
Fagottini di manzo con melanzane e scamorza affumicata






INGREDIENTI per 2 persone:

-          8 fettine di carpaccio di manzo;
-          mezza scamorza affumicata;
-          1 melanzana;
-          1 spicchio d’aglio;
-          2 peperoncini;
-          olio evo, pepe nero macinato, sale, origano, timo, vino bianco: q.b.



PREPARAZIONE (25 minuti):

Lavare la melanzana, privarla della buccia e tagliarla a dadini. Cuocerli in una padella con coperchio per 10 minuti c.a. insieme allo spicchio d’aglio, tagliato a metà e privato dell’anima, l’olio, un peperoncino, origano e un pizzico di sale.
Per ogni fettina di carpaccio: salarla e peparla su un lato, mettere al centro un cucchiaio abbondante di melanzane e un po’ di scamorza tagliata a dadini. Chiudere a fagottino aiutandosi con degli stuzzicadenti.
In una padella scaldare dell’olio con un peperoncino, mettere i fagottini e sigillarne i 2 lati. Sfumare con il vino bianco e continuare a cuocere con coperchio per 8 minuti c.a.
Impiattare con una spolverata di timo.

Alessandro Ricchi


La recensione
Super





Frank è un uomo timido e buono, la cui unica gioia è la bella moglie Sarah. Un giorno, però, la donna cade nuovamente nel tunnel della droga e lascia Frank per mettersi con Jacques, uno spacciatore psicopatico. Frank capisce che la deve salvare e che deve ripulire il mondo da esseri come Jacques. Con l’aiuto di Libby, fanatica dei fumetti, crea la figura di Saetta Purpurea: un vigilante in calzamaglia e con un cacciavite come arma.
Il regista e sceneggiatore James Gunn si è ispirato ai fumetti di Alan Moore unendovi un pizzico dei film di Martin Scorsese e Quentin Tarantino. Il risultato? Una gradevole e inaspettata sorpresa. Super è un film che mescola con intelligenza commedia e dramma, violenza e azione.  Un po’ trash quando occorre, come nelle sequenze delle lotte e della costruzione delle armi che richiamano il telefilm Batman degli anni ’80,  un po’ lirico nei momenti di pathos. Super tocca più corde emotive e regala una piacevole sensazione di speranza, che in questo momento storico, male di certo non fa. Super è la storia del riscatto della mediocrità, dell’esaltazione del vivere civile dove le regole sono poche e basilari: non si vende droga, non si molestano i bambini, non si ruba e non si graffiano le automobili. Frank incarna la bontà e l’ingenuità, come se fosse un bambino lui stesso crede che basti diventare un vigilante in calzamaglia per cambiare il mondo; ma non basta colpire la violenza con altra violenza per eliminarla. Frank perde completamente il senso della realtà: non comprende che compie atti violenti pur di fermare Jacques. Il film, infatti, mostra cosa accadrebbe se Batman esistesse sul serio: non troveremmo un ladro imbavagliato e stordito, bensì un ladro gravemente ferito ed agonizzante sul ciglio della strada.
Super è anche una storia d’amore, quello con la A maiuscola. Quasi come se fosse Dante con Beatrice, Frank vede il volto di Sarah risplendere ed emanare purezza come un angelo; di conseguenza, ai suoi occhi, i cattivi sono solo dei diavoli malefici. E li vede realmente! Frutto di una religione che diventa quasi ossessione e fanatismo, assistiamo anche ad una sorta di catarsi del protagonista, che crede di essere chiamato in missione da Dio, come una Giovanna D’Arco in versione maschile. Ottima la prova attoriale di Rainn Wilson, perfetto nel ruolo di Frank, e della giovane Ellen Page (Juno, Inception) qui interprete di Libby. Bravi nei loro piccoli ruoli anche Kevin Bacon (Jacques) e Liv Tyler (Sarah)
Provocatorio ed arguto, il film spiazza coi suoi continui cambi repentini di registro portandoti prima a ridere, poi a inorridire, a commuoversi ed infine a ridere di nuovo. Persino romantico quanto basta senza cadere in scontati clichè, Super è alla fine una lode alla vita, alla bellezza dell’amore, alla gioia che tutte le piccole cose della nostra quotidianità ci portano ogni giorno.
Da vedere.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA


martedì 29 luglio 2014

Serata tipo - Ariccia a casa!

'Na fraschetta, vino romanella e un panino con la porchetta. Cosa vi ricorda? Ariccia ovviamente! Dopo un poco di latitanza, abbiamo deciso di tornare in grande stile, regalandovi una serata da veri intenditori romani con una rivisitazione realizzata da Alessandro del classico succitato panino. Eccovi, quindi, il Panino con la porchetta alla Tony. Una vera goduria per tutti i sensi ed è vietato, dopo, farsi prendere dai sensi di colpa perché: quanno c'è vò, c'è vò! Per accompagnare tale portata, non poteva che esserci un film altrettanto sconvolgente: Brüno di Sacha Baron Cohen. Pronti ad essere sconvolti? Allora buona visione.....


La ricetta
Panino con la porchetta di Tony




INGREDIENTI per una persona:

-          1 panino tipo rosetta;
-          400 g. di porchetta di Ariccia;
-          8 pomodorini ciliegino;
-          4 foglie di cavolo bianco;
-          100 g. di stracchino;
-          1 cucchiaio di zucchero di canna;
-          olio evo, aceto balsamico, aceto di mele, menta macinata: q.b.


PREPARAZIONE (15 minuti):

Tagliare i pomodorini a metà, farli caramellare in padella con poco olio e lo zucchero, sfumare con l’aceto balsamico e aggiungere della menta.
Lavare le foglie di cavolo, tagliarle a listarelle e condirle in un’insalatiera con aceto di mele e olio.
Tagliare la porchetta a striscioline. Spalmare la parte interna del panino con lo stracchino e riempire partendo dal basso seguendo questo ordine: porchetta, insalata di cavoli e pomodorini caramellati.

Alessandro Ricchi


La recensione
Brüno






C’era d’aspettarselo. Ironico, divertente ma anche dissacrante e squallido. Sacha Baron Cohen crea, dopo Borat, un altro paradossale personaggio: Brüno Gehard. E se prima si parlava di razzismo, antisemitismo ed omofobia, ora si parla dei pregiudizi legati all’omosessualità. Bruno è un presentatore austriaco gay, bandito dalla sua trasmissione per un errore commesso durante la settimana della moda di New York. Deciso a riconquistare la notorietà, parte alla volta di Los Angeles; farà di tutto e di più (anche meschino possibile) per riuscirci. Al suo fianco il fedele assistente Lutz, segretamente innamorato di lui.
Come il precedente film anche Brüno è un falso documentario, mockumentary, così realizzato per meglio cogliere reazioni il più sincere possibili da chiunque gli si avvicini, polizia compresa. In questo caso, è persino riuscito a farsi mandare allegramente a quel paese da Harrison Ford e prendere per il naso importanti esponenti politici.
Indubbiamente l’intera pellicola si fonda sull’abilità di Cohen di trasformare il proprio corpo e la propria voce e rendersi praticamene irriconoscibile. Nessuno, nonostante la notorietà dell’attore, lo ha mai riconosciuto. Il dubbio viene più che altro per i titoli di coda, accompagnati dal video musicale di beneficenza in cui partecipano Sting, Elton John ed uno stralunato Bono. Chissà se realmente non sapevano nulla neanche loro.
Spunti di riflessione emergono per tutto il film, così anche frecciatine irriverenti al mondo dello spettacolo, come le madri che farebbero fare una liposuzione a dei bambini pur di farli entrare nello show business. Si ride, a volte di gusto ed altre per imbarazzo. Inevitabile in alcune sequenze l’irrefrenabile voglia di coprirsi gli occhi tanto si cade in basso. Una per tutte? La puntata pilota del nuovo programma di Bruno, con tanto di pene in primo piano.
Si esce dal cinema fra la meraviglia ed il disgusto. Ma, d’altra parte, è proprio l’intento di Sacha Baron Cohen. Racconta verità, con un nuovo stile che è ormai diventato sinonimo del suo stesso nome. A modo suo un genio.

Elena Mandolini



Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

martedì 8 luglio 2014

Serata tipo - Arrivano le paste fredde 2!

Come già annunciato nel precedente post, in questi giorni la fantasia culinaria di Alessandro si è buttata sulle paste fredde, complice il caldo afoso in cui versa la Capitale. Sperando di farvi cosa gradita, oggi il turno spetta agli Gnocchetti sardi con pesto di menta, mozzarella di Bufala, pomodori secchi e olive taggiasche. Non avete idea di quanto sia buono e fresco il pesto di menta: una leccornia da provare! Il film ideale, visto l'ingrediente della mozzarella di Bufala, è Benvenuti al Sud. Una commedia esilarante e che gioca sugli stereotipi culinari nostrani. Sarà un vero piacere vedere il film gustando questa particolare ricetta. Enjoy!


La ricetta
Gnocchetti sardi con pesto di menta, mozzarella di Bufala, pomodori secchi e olive taggiasche.





INGREDIENTI per 2 persone:

-          200 g. di gnocchetti sardi;
-          5 pomodori secchi sott’olio;
-          1 mozzarella di bufala da 150 g. c.a.;
-          1 manciata di olive taggiasche denocciolate;
-          4 ciuffi di menta fresca;
-          1 peperoncino;
-          20 g. di pinoli;
-          olio evo, sale,: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Preparare il pesto frullando le foglie di menta, precedentemente lavate, insieme ai pinoli, l’olio e un pizzico di sale. Mettere in un’insalatiera, facendo insaporire, il pesto, la mozzarella di bufala tagliata a dadini, i pomodori secchi tagliati a listarelle, le olive e un po’ d’olio.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e farla raffreddare all’interno di un’insalatiera con dell’olio e il peperoncino. Aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando bene.

Alessandro Ricchi


La recensione
Benvenuti al Sud




Alberto è un responsabile dell'ufficio postale di una cittadina della Brianza; ormai prossimo al trasferimento nella tanto agognata Milano, vede sfumare la promozione in favore di un disabile. Per non deludere la moglie, si finge anche lui portatore di handicap pur di salire in graduatoria ed ottenere comunque la promozione. Alberto, però, non riesce nell’intento e viene così punito con un trasferimento in un paesino della Campania. Con un bagaglio notevole di pregiudizi, Alberto parte da solo ad affrontare quella che per lui è la terra dei camorristi e di scansafatiche.
Benvenuti al sud è un vero e proprio remake del francese Giù al Nord; stessi gli snodi narrativi e le principali gag, adattate per i nostri pregiudizi e tempi comici. Lo sceneggiatore Massimo Gaudioso, lo stesso di Gomorra, cambia quindi gli stereotipi originali calandoli, letteralmente, nei sapori e nei piatti italiani; infatti, i robusti odori dei formaggi francesi, qui sono morbide mozzarelle di bufala, i superalcolici e le birre vengono sostituite da “nù cafè” e dal limoncello. Ciò che maggiormente si distacca dalla versione originale è la regia di Luca Miniero; rispetto al collega Dany Boon che preferisce una certa staticità nelle riprese, aggiunge movimenti più fluidi della macchina da presa e calibra meglio le belle panoramiche campane con i primi piani dei personaggi. Certamente i bei luoghi campani, come Castellabate, riescono a creare di per sé una bella scenografia, carica di colori sgargianti, che Miniero esalta senza nessuna difficoltà.
Tutto il film gioca sui luoghi comuni e sui pregiudizi scontati, che separano le regioni del Nord e da quelle del Sud. La forza del film è il come Miniero sappia rendere meno scontati questi preconcetti: una fresca comicità con l’ausilio di situazioni buffe, semplici ma azzeccate. Il regista, soprattutto , non ha paura di giocare sulle discriminanti fissazioni del protagonista ed esilarante, in tal senso è la sequenza di Alberto che indossa un giubbotto antiproiettile, mentre si trova imbottigliato nella Salerno - Reggio Calabria. Una comicità che calza alla perfezione i panni del bravo Claudio Bisio, la fantastica Angela Finocchiaro ed Alessandro Siani, capace di creare una grande sintonia umoristica col collega Bisio.
Per meglio comprendere il senso del film, non c’è di meglio che citarne una deliziosa frase. “Quando vieni al sud, piangi due volte: sia quando arrivi, che quando te ne vai”.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Serata tipo - Arrivano le paste fredde!

Caldo! Afa! Umidità! Per lo meno al centro sud. Questo post è dedicato sia a chi si sta già godendo la spiaggia, oppure è costretto ancora alla prigione dell'ufficio, sia per chi l'estate ancora non la scorge a causa delle piogge torrenziali di questi giorni. Perché da oggi, vi presentiamo le paste fredde. Gustose, fresche, sfiziose e facili da preparare. Una vera delizia da gustare al mare, nelle scampagnate o in casa davanti alla tv. In questo post vi presentiamo i Fusilli con salmone affumicato, borragine e pomodorini. Come abbinamento filmico, abbiamo pensato a una commedia che rivediamo sempre con piacere e che regala anche una bellissima visione delle Hawaii: Mia moglie per finta. Buon divertimento!



La ricetta
Fusilli con salmone affumicato, borragine e pomodorini






INGREDIENTI per 2 persone:

-          200 g. di fusilli;
-          8 pomodorini pachino;
-          6 foglie di borragine;
-          100 g. di salmone affumicato;
-          1 peperoncino;
-          olio evo, sale, origano, pepe macinato: q.b.


PREPARAZIONE (15 minuti):

In un’insalatiera mettere ad insaporire i pomodorini tagliati in quattro parti, il salmone tagliato a quadratini, le foglie di borragine, precedentemente lavate, tagliate a listarelle, l’olio, l’origano e un pizzico di pepe.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e farla raffreddare all’interno di un’insalatiera con dell’olio e il peperoncino. Aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando bene.

Alessandro Ricchi


La recensione
Mia moglie per finta








Danny è un affermato chirurgo plastico che da giovane ha ricevuto una cocente delusione d’amore. Per evitare altro dolore, si finge sposato per non impegnarsi con le donne. L’unica con cui riesce ad essere sincero è la sua bella assistente Katherine. Divorziata e con due figli al seguito, Katherine è l’unica a conoscere tutti i segreti di Danny. Una sera Danny conosce la dolce Palmer e se ne invaghisce; quando la ragazza trova la fede nuziale nei pantaloni di Danny, quest’ultimo si finge in procinto di divorziare. Palmer, però, vuole conoscere la futura ex moglie, per essere sicura che non si tratti del solito uomo sposato che si finge separato. Danny, allora, chiede a Katherine di interpretare la parte della sua futura ex moglie. Remake del delizioso Fiore di cactus con Ingrid Bergman, Walter Matthau e Goldie Hawn, Mia moglie per finta è un film con una sua dignità, ma che per poco non regge il confronto con l’originale. Sfruttando gli abusati concetti di scambi di persona, equivoci e bugie dalle gambe corte, il regista Dennis Dugan costruisce un film spiritoso e leggero, che riesce a far ridere e svagare la mente. Protagonista della storia dovrebbe essere Danny, interpretato da Adam Sandler. L’attore, qui un po’ sottotono, soccombe sotto le grazie e la freschezza di Jennifer Aniston, perfetta interprete di Katherine. Inevitabilmente, da spalla che era, diventa lei la vera protagonista del film. E non solo; perché qui, a farla da padrone, sono tutte le donne. La sceneggiatura stessa offre un ottimo trampolino di lancio per tutti i personaggi femminili della storia, che fanno un solo boccone degli stereotipi maschili. Persino Bailee Madison, la piccola Maggie figlia di Kat, offusca l’esperienza di Sandler con i suoi meravigliosi finti accenti stranieri e la mimica facciale. E che dire della strepitosa Nicole Kidman, che interpreta la nemesi di Katherine? Sembra un ruolo scritto appositamente per lei. Sicuramente Mia moglie per finta è una commedia sentimentale semplice, il cui lieto fine è annunciato fin dall’inizio, per cui non offre niente di nuovo sotto al sole, e tantomeno non spinge l’acceleratore su tematiche che avrebbero innalzato la commedia su di un livello più alto, ad esempio il rapporto padre e figlio, oppure quello fra bugie e verità. Meno volgarità e più sostanza avrebbero reso questo film non solo una semplice commediola americana, seppur godibilissima, ma una vera commedia agrodolce.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA



giovedì 19 giugno 2014

Intermezzo - La presentazione ufficiale del libro

Scusate se divaghiamo, ma, come si suol dire, il gioco vale la candela! Perché, finalmente, è arrivata la notizia ufficiale e anche un poco fatidica, ovvero la presentazione ufficiale del libro di Elena, Il Signore dei Racconti edito dal Gruppo Albatros - Il Filo.





L'autrice Elena Mandolini vi aspetta mercoledì 25 giugno ore 17.30 presso la libreria Mondadori in Viale Europa 86/90. In quest'occasione presenterà ufficialmente il suo romanzo Il Signore dei Racconti, un urban fantasy dalle tinte horror. Sarà presente in veste di relatore l'amico e collega Fabio Morìci. Sempre nella stessa libreria potrete da subito acquistarne una copia, altrimenti lo si può ordinare nelle seguenti modalità:
  1. In tutte le librerie
  2. In tutti i circuiti on line più importanti (Amazon, Ibs, In Mondadori, etc)
  3. Nella pagina personale dell'autrice presso il sito Gruppo Albatros - Il Filo
  4. All'indirizzo email ordini@ilfiloonline.it. 
  5. Ai seguenti numeri di telefono o fax 06/90285153 oppure 06/90287417 

Non mancate mercoledì! Vi aspettiamo!



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sabato 14 giugno 2014

Serata tipo - Mordimi!!!

Se cercate una serata all'insegna del divertimento con un pizzico di horror, questo è il post giusto per voi! Il piatto che vi proponiamo è una succulenta Bistecca di maiale con crauti alle mele. Vi consigliamo di mangiare sia la carne che il contorno insieme per un morso che vi regalerà una piacevole esperienza del gusto. Continuando in vena di morsi, eccovi Fright Night in cui, come già avrete intuito, si parla di vampiri. Ma non quelli romantici e che brillano alla luce del sole,qui si parla di veri succhiasangue che farebbero di tutto pur di farsi una bella bevuta! Enjoy! #nottefood #unanottedamangiare #nightfood 


La ricetta
Bistecca di maiale con crauti alle mele






INGREDIENTI per 2 persone:

-         2 bistecche di maiale;
-         8 foglie di cavolo bianco;
-         1 mela;
-         1 peperoncino;
-         mezzo bicchiere di Rum invecchiato;
-         mezzo bicchiere di Moscato di Trani;
-         sale, olio evo, pepe, paprika forte, aglio in polvere, glassa all’aceto balsamico: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Lavare le foglie di cavolo e tagliarle a listarelle. Privare la mela del torsolo e tagliarla a fettine sottili. Mettere i due ingredienti in un padellino con poco olio, un pizzico di pepe e di sale. Cuocere fino al loro appassimento, sfumare con il Moscato di Trani.
Marinare la carne a secco per un’ora circa con l’aglio in polvere e la paprika. In una padella a fuoco vivace cuocere le bistecche da ambo i lati con l’olio e il peperoncino, salare e sfumare con il Rum.
Impiattare i crauti aiutandosi con uno stampino, accanto adagiare la carne, decorare con la glassa di aceto balsamico.

Alessandro Ricchi


La recensione
Fright Night




Charlie Brewster vive da solo con la madre Jane. Ormai all’ultimo anno di liceo, esce con la ragazza più dolce e carina della scuola snobbando però il suo amico d’infanzia Ed. Nerd e amante dei fumetti, Ed è convinto che Jerry, nuovo e affascinante vicino di Charlie, sia un malvagio vampiro, responsabile della sparizione di intere famiglie del quartiere. Charlie non gli crede, finchè non è Ed stesso a sparire; a quel punto, il ragazzo inizia ad indagare. Fright Night – Il vampiro della porta accanto, è il remake dell’omonimo film del 1985. Il regista Craig Gillespie (Lars e una ragazza tutta sua) confeziona un delizioso horror che mescola azione e commedia: si ride e si salta sulla sedia. Marti Noxon firma una sceneggiatura che conserva la struttura della storia originale, seppur svecchiandola e adattandola ai nostri giorni. Carismatici tutti i personaggi e i migliori si rivelano essere il vampiro Jerry (ovviamente) e, soprattutto, Peter Vincent, sedicente e fantomatico cacciatore di vampiri che riserverà più di una sorpresa. Ben costruita la struttura della storia che preferisce subito svelarci chi sia il vampiro in favore di come ucciderlo e salvare l’intero quartiere. Targato DreamWorks Picture, Fright Night abbandona il concetto dilagante di vampiro buono, romantico e vegetariano per raccontarci il cattivo Nosferatu che brama il succulento sangue umano. Divertente l’accenno a Twilight, il romanzo, che viene sbeffeggiato e deriso come testo altamente fuorviante nella caccia ai vampiri. Fright Night si rivela, quindi, una gradevole sorpresa cinematografica. Persino i più scettici, i più esausti delle zanne appuntite, non potranno non godersi il film. Ottimo l’uso del 3d. Invadente e spettacolare solo quando occorre, viene utilizzato da Gillespie principalmente per addentrarci nel solitario e deprimente quartiere in cui vivono i protagonisti della storia. Insomma finalmente un 3d che, fisicamente, non infastidisce gli occhi. E non è un elemento da sottovalutare. Ottima la prova dell’intero cast. Il giovane Anton Yelchin (Charlie Bartlett, Star Trek) diventa ad ogni film sempre più bravo; potrebbe, in effetti, diventare il nuovo e poliedrico Tom Hanks della nuova generazione attoriale. Piccola parte, invece, per Toni Collette qui madre di Charlie che si rivela all’altezza della situazione fra paletti e sangue sulle pareti. A sorpresa il bel Colin Farrell ci regala un credibile, carismatico ed affascinante vampiro Jerry (tutte le ragazze si farebbero vampirizzare da tale non morto!). Tutti vengono comunque superati da David Tennant, alias Peter Vincent: decisamente un gran bel personaggio coadiuvato dal miglior interprete. Per chi ha voglia di vedere vampiri dello stampo di Ragazzi perduti con il tocco irriverente e divertente de I pirati dei Caraibi.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA