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mercoledì 25 febbraio 2015

Serata tipo - In famiglia

Ci è venuta in mente questa immagine. Una famiglia (papà, mamma e figlio) che guarda un bel cartone e mangia un dolce. Vi sa troppo di réclame? Il fatto è che ci piace davvero molto l'idea che qualche famiglia felice e unita ci sia davvero. Questo pensiero confortante, nasce dalla visione del film che vi proponiamo oggi. Shaun, vita da pecora - Il film: commovente, divertente, spiritoso e adatto anche agli adulti. Ambientato in campagna (e in città), con pecore per protagoniste, abbiamo pensato di abbinarci una ricetta semplice, dai sapori genuini e "campagnola", ovvero la Torta di carote. Enjoy!

La ricetta
Torta di carote





INGREDIENTI per 8 persone:

-          4 uova;
-          150 g. di zucchero semolato;
-          150 g. di farina;
-          150 g. di mandorle;
-          300 g. di carote;
-          buccia di un limone grattata;
-          16 g. di lievito;
-          zucchero a velo, cannella: q.b.


PREPARAZIONE (40 minuti):

Tritare nel mixer le carote e le mandorle. Dividere i tuorli dagli albumi, unire ai tuorli lo zucchero, la farina, il lievito, le carote, le mandorle, la cannella, la buccia di limone e gli albumi montati a neve. Lavorare con una frusta. Mettere il composto in una tortiera con carta forno, cuocere in forno caldo a 180 ° per circa 40-45 minuti. Decorare con zucchero a velo.
Potete impiattare con glassa di cioccolato, pistacchi e mandorle tritate.
Come vino, lo Chef e Sommelier consiglia un vanto italiano, molto apprezzato all'estero: Moscato d'Asti Docg. Freschezza fruttata elegantissima!

Alessandro Ricchi


La recensione
Shaun, vita da pecora - Il film





La vita della fattoria sta iniziando a diventare noiosa. Giorno dopo giorno, il Fattore dice a Shaun e le sue amiche pecore quel che deve fare; così, Shaun architetta un piano per prendersi un giorno libero: ma si deve stare attenti a quel che si desidera! Insieme al gregge, elabora un'idea geniale: una dopo l'altra, le pecore saltano la staccionata così che il Fattore, contandole, si appisoli. Dopodiché, muovendosi silenziosamente, lo portano in una vecchia roulotte parcheggiata in un angolo del campo ricreando tutte le condizioni tipiche della notte. Quando il cane Bitzer le scopre, ormai è tutto fatto; cercano quindi di riportare il Fattore fuori dalla roulotte che, a quel punto, inizia a muoversi dirigendosi precipitosamente verso la strada, con il Fattore avvolto in un sonno profondo ancora al suo interno. Bitzer si scaglia all'inseguimento della roulotte, che punta dritta verso la Grande Città. Shaun e il gregge rimangono alla fattoria, ma il caos prende il sopravvento...
Quando saper far ridere, bambini e adulti, è un’arte. Shaun, vita da pecora – Il film è un lungometraggio firmato dal duo Mark Burton - Richard Starzack e che si basa sul cartone omonimo per la televisione, di co – produzione anglo-francese. A differenza di altri film d’animazione che prendono spunto dal piccolo schermo, qui non si tratta di una puntata allungata, o peggio, di più puntate unite assieme; i registi hanno realizzato un film a sé stante, con tanto di tre atti canonici della sceneggiatura. Questo è un ottimo pregio, nonché una base notevole su cui poggiare questa deliziosa storia. Perché Shaun è divertente, fa ridere di gusto, fa commuovere e lascia anche qualche riflessione sulla vita. Infatti, quello che il cartone vuole trasmetterci, è: davvero siamo infelici? Solo nel momento in cui perdiamo qualcosa, o qualcuno, ci rendiamo conto di quanto ci teniamo? Il fatto che Shaun & company capiscano troppo tardi che la loro routine non è poi così male come credano, è solo la trasposizione di ciò che accade a tanti uomini e donne; in troppi si accorgono molto tardi che la vita condotta ogni giorno, persino la monotonia, è ciò che hanno di più bello e solo dopo che cambiano le cose, ne capiscono il significato. Per la serie: se si avvera ciò che desideri, potresti non essere così felice come credi. Oppure: comprendi che ami tanto una persona, quando ormai non c’è più. Queste perle vengono snocciolate con maestria e vengono accompagnate da personaggi caratterizzati a dovere: carismatico Shaun, il Fattore, il cane Bitzer, le pecore Hazel e Nuts, la grassa Shirley, il dolcissimo e piccolo Timmy e la sua mamma con i rolli in testa e la randagia Slip. Realizzati in claymation, ovvero in plastilina filmato in stop-motion, questi personaggi sono espressivi e loquaci, grazie ai loro immensi occhi e la bocca enorme. E pensare che nessuno di loro parla. Perché il pregio maggiore, la vera bellezza del film, è proprio questa: in realtà è un film muto. O meglio; c’è colonna sonora, ci sono i rumori e le risate, come anche i pianti, ma nessuno dice una parola. Neanche gli esseri umani. Noi capiamo tutto ciò che accade, che provano e pensano i personaggi, attraverso azioni e immagini, proprio com’era il cinema ai suoi esordi. Paradossalmente è proprio Shaun, un film in teoria per soli bambini, ad avere una sceneggiatura impeccabile e a essere cinema con la c maiuscola. Tante le citazioni cinematografiche: Le ali della libertà, Il silenzio degli innocenti, Terminator e altre ancora che accompagnano la visione del film e i spassosi titoli di coda, che vi invitiamo a vedere per intero. Un film riuscito e ben realizzato; un livello che tante pellicole italiane con attori in carne e ossa si sognano. Chapeau.

Elena Mandolini

Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA


giovedì 12 febbraio 2015

Serata tipo - Love is in the air

Non è detto che si debba festeggiare l'amore solo nel giorno di San Valentino e contribuire al business di grandi industrie dolciarie. Possiamo festeggiarlo ogni singolo attimo, con una carezza, uno sguardo, una cena a sorpresa. Proprio per questo, abbiamo deciso di dedicare questo post a tutti gli innamorati (che siate una coppia, padre e figlio, madre e figlia, nonni, padroni con i propri amici a quattro zampe, migliori amici dai tempi delle elementari) che vogliono stupire e regalare una serata speciale all'oggetto dei propri desideri. Alessandro ha ideato questo piatto appetitoso: Pappardelle con broccolo, gamberoni e pecorino. Ovviamente, c'è un ingrediente afrodisiaco... Indovinate qual'è! ^_^  Sempre andando contro corrente e contro certi film scontati da vedere il 14, vi proponiamo un classico fantasy con tanto di David Bowie tra le fila degli attori. Stiamo parlando di Labyrinth - Dove tutto è possibile. Concedeteci, ora, di fare una piccola digressione... Lodi lodi lodi! Alessandro è diventato Sommelier presso la Fondazione Italiana Sommelier!!! Proprio per questo, da oggi in poi, troverete anche un vino abbinato alla ricetta da lui scelta. Non potete non seguirci! Auguri a chiunque provi amore!!!!! 


La ricetta
Pappardelle con broccolo, gamberi e pecorino





INGREDIENTI per 2 persone:

-          5 nidi di pappardelle;
-          4 pomodorini ciliegino;
-          400 g. di gamberoni;
-          300 g. c.a. di broccolo romanesco;
-          1 manciata abbondante di scaglie di Pecorino Romano;
-          1 spicchio d’aglio;
-          1 peperoncino;
-          succo di un limone;
-          olio evo, sale, prezzemolo tritato: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Pulire il broccolo, tagliare le cime, lavarle e cuocerle al vapore per 5 minuti circa. In una padella soffriggere le teste dei gamberoni, precedentemente puliti, con il peperoncino e lo spicchio d’aglio tagliato a metà e privato dell’anima. Schiacciare le teste di tanto in tanto con una forchetta. Sfumare con il succo di limone, togliere le teste e aggiungere i pomodorini tagliati in quattro. Farli appassire, aggiungere i broccoli. Schiacciarli con una forchetta onde creare una salsa, aggiustare di sale. Aggiungere i gamberoni divisi a metà, cuocere per 2 minuti.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e saltarla nella padella con la salsa.
Impiattare con una spolverata di prezzemolo fresco e le scaglie di Pecorino.
Come vino, lo Chef e Sommelier consiglia uno tra i più grandi spumanti italiani: Franciacorta Brut DOCG Saten. Brindate con queste eleganti bollicine, perfetto coronamento di una serata emozionante!

Alessandro Ricchi



La recensione
Labyrinth - Dove tutto è possibile





Un’avventura fantasy, un percorso di crescita e puro divertimento. Stiamo parlando di Labyrinth – Dove tutto è possibile film del 1986 diretto da Jim Henson, che è stato tra i più famosi burattinai de I Mupetts. Non a caso, in questa avventura, di pupazzi ve ne sono in grande quantità. La storia racconta della quindicenne Sarah e del suo bisogno di estraniarsi dalla realtà, rifugiandosi nella fantasia. Seppur la sua matrigna sia buona, Sarah la mal sopporta e ancora meno non sopporta il piccolo fratellastro Toby. Una sera, mentre gli fa da baby - sitter, scoppia un temporale e Sarah, esasperata dai pianti del pupo, invoca il Re dei Goblin Jareth e gli chiede per far portare via Toby dai suoi scagnozzi. Quando viene realmente rapito, Sarah si ritrova a combattere contro il Re, infatuato di lei, e contro un’orda di strani mostri in un magico e intricato labirinto. Già dalla trama sono evidenti alcuni spunti presi da altre fiabe e romanzi fantastici, come Il mago di Oz e, ovviamente, Alice nel paese delle meraviglie. Dorothy, Alice e Sarah hanno in comune la fuga dalla realtà attraverso la propria fervida immaginazione; tra loro tre c’è chi compie questo passo per necessità e chi viene costretta dalle forze della natura. Nel film mondo reale è un luogo ostile per la protagonista a cui sfugge con la fantasia e attraverso i suoi libri. Il sogno fisico diventa il tramite con cui Sarah compie il viaggio (come anche accade ad Alice e Dorothy) e che diventa non solo un cammino per salvare Toby, ma anche se stessa. Infatti si nota una notevole differenza caratteriale di Sarah tra l’inizio e la fine del film. Il tema della ricerca, sempre presente nei fantasy, qui viene visto come un fattore di crescita e maturazione. Inizialmente, la protagonista è vanitosa, egoista, egocentrica e odia la sua matrigna per il solo piacere di farlo, al contrario della nuova moglie del padre che tenta sinceramente di creare un contatto con lei. Nel corso del viaggio Sarah affronta delle prove, compie atti nobili e trova alleati con cui condividere il viaggio; tutto questo la porterà alla conclusione del film con uno spiccato senso di responsabilità, amore fraterno e sicurezza di se stessa, seppur conservando la purezza che aveva dentro fin dall’inizio. Infatti, il Re dei Goblin Jareth è il simbolo del Male inteso come seduzione e non a caso viene interpretato da una delle icone più sensuali ed affascinanti dell’epoca: la rock star David Bowie. Tra le scene più riuscite del film, c’è quella del ballo in cui Jareth tenta di sedurre Sarah, per convincerla a rimanere nel suo Regno. Sarah è alle strette e all’inizio sembra quasi cedere al corteggiamento del Re, ma alla fine, questo nuovo senso di maturità e il bisogno ritrovato di proteggere Toby le faranno compiere la giusta scelta. Accanto a David Bowie, il cui personaggio di Jareth gli sembra cucito addosso, c’è Jennifer Connelly, che già si era fatta notare in Phenomena di Dario Argento. Nonostante la giovane età, la Connelly dimostra di possedere ottimi doti attoriali, tant’è che dopo Labyrinth comincerà la sua carriera in ascesa che la porterà fino all’Oscar per A beatiful mind, come miglior attrice non protagonista. La colonna sonora contiene sia le ottime canzoni strumentali del compositore Trevor Jones e, ovviamente, cinque canzoni di David Bowie, tra cui è rimasta memorabile Magic Dance. Per la realizzazione della sequenza in cui Bowie canta la canzone nelle vesti del Re, è stato proprio la rock star a fare i piccoli versi del bambino in post – produzione, in quanto il piccolo interprete di Toby rimase muto per tutta la scena. Un piccolo aneddoto finale: le coreografie dei pupazzi, sono state ideate da Gates McFadden, che successivamente interpreterà la Dottoressa Cusher in Star Trek: The next generation. Labyrinth – Dove tutto è possibile, resta una pietra miliare della cinematografia fantasy che i fan di genere non possono lasciarsi sfuggire, come anche gli amanti della Fantasia con al effe maiuscola. Davvero imperdibile!

Elena Mandolini

Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA



lunedì 26 gennaio 2015

Serata tipo - Spaventiamoci un poco!

Sono sempre carine e piacevoli quelle serate organizzate con amici e i rispettivi partner, tra manicaretti e film... Rigorosamente horror. Perché, ammettiamolo, spaventarci senza conseguenze fisiche, o reali, ha la sua ragion d'essere. Bando alle ciance e partiamo con questo nuovo abbinamento, sperando che vi possa aiutare nel realizzare una serata perfetta tra amici. Vi proponiamo un dolce semplice, leggero, ma sempre gustoso, ovvero la Torta alla nocciola con gocce di cioccolato. Per accompagnare una bella fetta di cotanto dessert, eccovi una tra le ultime fatiche horror americane: Ouija. Non molto riuscito a dirla tutta, però ha il suo perché.


La ricetta
Torta alla nocciola con gocce di cioccolato





INGREDIENTI per 8 persone:

-          4 uova;
-          150 g. di zucchero;
-          150 g. di farina di riso;
-          150 g. di nocciole pelate;
-          125 g. di yogurt alla nocciola;
-          buccia grattugiata di un arancio;
-          1 bustina di lievito per dolci;
-          1 cucchiaio di cannella macinata.


PREPARAZIONE

Sbattere con una frusta i tuorli, aggiungere lo zucchero, lo yogurt, le chiare montate a neve, la cannella macinata, buccia di arancia, continuare a lavorare. Aggiungere la farina, unita con il lievito, sbattere bene. Aggiungere 2/3 di gocciole di cioccolato e le nocciole tritate. Mettere il composto in una tortiera con carta forno, mettere le restanti gocciole di cioccolato, cuocere in forno caldo a 180 ° per circa 40-45 minuti.

Alessandro Ricchi


La recensione
Ouija







Debbie e Lane sono due bambine che cominciano a giocare per divertimento con una tavola Ouija. Le regole del gioco sono tre: non giocare mai da soli, non giocare in un cimitero e salutare sempre lo spirito. In oltre, Debbie confida alla amica che se guardi attraverso l’occhio della planchette, puoi vedere lo spirito con cui stai parlando. Passano gli anni e le due sono ancora grandi amiche. Debbie, però, infrange la prima regola e muore impiccata. Lane, addolorata, si chiede se la morte della migliore amica sia stata voluta da lei o se sia stata uccisa. Negli ultimi anni, sembra che il cinema horror si stia incartando su se stesso. Poche sono le eccezioni: Insidious, The Congjuring, La madre e Sinister. Come esempio di pessimo film, si può citare l’inconcludente 1303. Per il resto, calma piatta. Ouija si colloca nel giusto mezzo: non sorprende in quanto a originalità, ma almeno conserva una propria dignità. Il film è firmato da Stiles White, esordiente alla regia, ma con un forte background nell’ambito degli effetti speciali (Intervista col vampiro; Instinct; Il sesto senso). Non è un caso, infatti, che siano proprio gli effetti speciali la parte meglio riuscita dell’intero lungometraggio. Fantasmi e possessioni sono realizzata con dovizia di particolari e, bisogna ammettere, che non sempre ci si accorge che dietro c’è l’uso della computer graphic. Onore al merito. Il problema è la banalità di molte situazioni e gli stereotipi in cui si incappa, ormai, negli horror. E per cui l’opera di White si salva solo in parte. Molti accadimenti e molte concatenazioni di eventi sono gli stessi che ritroviamo in altri film di genere e alcuni settaggi sono davvero scritti male; non si spiega, infatti, come la nonna si scopra esperta di spiritismo solo alla fine del film e perché le due sorelle non si siano rivolte prima a lei. Come si dice in gergo: molte sequenze “sono telefonate”, ovvero si capisce cosa accadrà diversi minuti prima che avvenga. I personaggi sono piatti, molto monodimensionali e tendenti allo stereotipo. Davvero un brutto colpo, perché diversi fan del cinema horror attendevano Ouija con molte aspettative. Perché la “tavola degli spiriti” è uno dei fondamenti del paranormale e del sottogenere omonimo a cui molti lungometraggi fanno riferimento. Basti pensare che ne L’esorcista, la bambina viene posseduta proprio perché gioca da sola con la ouija e richiama a sé un essere maligno molto potente. Sicuramente, desta più curiosità la storia dell’entità DZ che tormenta Lane e i suoi amici, che qui viene poco analizzata e approfondita; chissà che non realizzino un prequel, visto che ora va molto di moda. Nonostante ciò, bisogna ammettere che in molte scene c’è una buona dose di suspense e che riesce anche a spaventare in tre, quattro momenti; sicuramente è poco per un film che si autodefinisce horror, ma è comunque sopra la media rispetto a pellicole davvero mediocri. Interessante è la questione della tavola degli spiriti intesa come “gioco” e non come strumento medianico; tant’è che i personaggi parlano sempre di “gioco” e di “voler giocare” con la tavola. Infine, nei titoli di coda campeggia la scritta “ispirato al gioco omonimo della Hasbro”. Alla fine di tutto, il film non aggiunge nulla di innovativo alla cinematografia, ma sicuramente, visto il successo al botteghino, ci sarà un seguito o, addirittura, una trilogia basata sulle tre regole e la prima è andata.

Elena Mandolini


Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA


Serata tipo - agrodolce

Oggi partiamo dal film. Un'opera controversa, che sta facendo commuovere e riflettere, ma che sta anche creando discordie tra diversi critici, che lo reputano un film creato ad hoc solo per vincere gli Oscar. Onestamente, noi facciamo parte della prima schiera ed Elena non rientra nei critici detrattori. Anzi. Stiamo parlando de La teoria del tutto, basato sulla vita di Stephen Hawking. Per un film agrodolce, abbiamo pensato di abbinarci un piatto altrettanto agrodolce, grazie sia alla crema di soia che al succo del limone: le Pappardelle al limone. 


La ricetta
Pappardelle al limone





INGREDIENTI per 2 persone:

-          5 nidi di pappardelle;
-          succo di un limone;
-          2 cucchiai di crema di soia;
-          1 cucchiaio di semi di finocchio;
-          1 cucchiaino di granella di pistacchi;
-          olio evo, sale, pepe nero macinato, paprika, curry, cannella macinata, salvia tritata, origano, parmigiano grattugiato: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Preparare un’emulsione con limone, olio, pepe nero, paprika, curry, cannella macinata, salvia, origano, semi di finocchio e pistacchi. Mettere l’emulsione in una padella e scaldarla, aggiungere la crema di soia e amalgamare.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, scolarla al dente e saltarla nella padella con la salsa intervallando acqua di cottura e parmigiano.
Impiattare con una spolverata di parmigiano.

Alessandro Ricchi


La recensione
La teoria del tutto





1963, il giovane Stephen Hawking è un cosmologo dell'Università di Cambridge che sta cercando di trovare un'equazione unificatrice per spiegare la nascita dell'universo e come esso sarebbe stato all'alba dei tempi. Ad una festa universitaria conosce una studentessa di lettere: Jane Wilde. Entrambi sono attratti l'uno dall'altra e, ben presto, Stephen invita Jane al ballo di primavera dove si scambieranno il loro primo bacio sotto le stelle. La loro storia d'amore viene ostacolata però dalla comparsa della malattia degenerativa di Stephen: l'atrofia muscolare progressiva. Una recensione molto difficile da scrivere dal punto di vista oggettivo. Perché La teoria del tutto è un film che ti colpisce al cuore con una forza incredibile e che ti lascia strascichi emotivi anche giorni dopo averlo visto. L’opera racconta la potenza di un uomo e il suo desiderio di vincere una malattia progressiva e invalidante, la voglia di salvaguardare il suo cervello, di preservare la sua indole, di continuare ad amare. La cosa più sorprendente è che tutto questo viene racchiuso in un unico e piccolo uomo, fisicamente, ma immenso nella sua intelligenza: Stephen Hawking.  La sorprendente storia del cosmologo, già conosciuta proprio in virtù della sua malattia, è l’esempio di come niente potrebbe fermare un uomo e il raggiungimento dei suoi obiettivi; neanche un’infermità. L’unico elemento che potrebbe bloccarlo è proprio sé stesso, cosa che non è accaduta a Hawking. Persino la sua ironia e autoironia non si sono spenti e, anzi, sono diventati il modo per esorcizzare l’inabile condizione fisica. Niente, però, sarebbe stato possibile senza l’amore di una donna: Jane. L’unica che riuscì a scuoterlo dalla prima depressione a seguito della drammatica diagnosi, che lo sostenne nel suo percorso accademico, a dimostrazione che anche nella realtà esistono grandi storie d’amore e non solo nella fantasia. Il film è tratto dal libro Verso l’infinito, scritto proprio da Jane e portato su grande schermo dal documentarista James Marsh. Davvero un ottimo lavoro, anche a detta della figlia di Hawking e Jane, che in molte interviste a dichiarato quanto il film sia aderente alla realtà e alle vicende personali della sua famiglia; anche nelle piccole cose, come la riproduzione fedele delle loro case. Non è un caso che anche Hawking stesso, a seguito della prima visione del film, si sia commosso. Notevole, infatti, è il lavoro fatto da Marsh: una regia pulita, elegante e raffinata. Intense le sequenze caratterizzate dalle soggettive emotive del protagonista (cioè mostrare e far capire attraverso immagini, cosa prova il protagonista), in cui ci mostra l’isolamento dato dalla malattia. E vi riesce attraverso immagini sfocate, audio sporco e assenza totale di colonna sonora nei momenti più difficili dell’uomo, legati al peggioramento fisico. Molto bella anche la sequenza finale: un lungo movimento a ritroso, che ha un forte richiamo con le teorie di Hawking e che è accompagnata dalla struggente melodia firmata dall’artista Ludovico Einaudi.  La fotografia di Benoît Delhomme e la colonna sonora di Jóhann Jóhannsson vanno di pari passo con la bellezza del film. La teoria del tutto si poggia, in primis, sulla bravura del cast e, soprattutto, dei due attori protagonisti: Felicity Jones ed Eddie Redmayne. Incredibile la sintonia tra i due, specialmente nei momenti in cui devono affrontare la comparsa della malattia. Senza la bravura di questi due attori, la magia del film non ci sarebbe stata. Sopra ogni cosa, al di là di tutto, rimane impressa l’immensa interpretazione di Redmayne: impossibile da descrivere a parole, bisogna vederla per capire quanto l’attore si sia calato nella mente e nel corpo di Hawking. Per le loro interpretazioni, i due giovani attori hanno già vinto il Golden Globe e sono stati candidati all’Oscar. Un film davvero indimenticabile.

Elena Mandolini 


Buone pappe e buon film!

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martedì 6 gennaio 2015

Serata tipo - L'ultima botta

Ma che avete capito? Qui ci riferiamo alla botta di cucina in merito al periodo natalizio. E, visto che la Befana tutte le feste si porta via, eccovi il nostro regalo dolce per voi, ovvero il Crumble di Tony, una gustosa variante del più famoso piatto inglese e irlandese. Ovviamente Alessandro ci ha aggiunto dei gustosi ingredienti, rivoluzionando  la ricetta di base; in realtà di crumble ci resta solo la copertura. Per questo dolce, abbiamo pensato, per contrappasso, a un film leggero e spiritoso a tema succhia sangue: Aiuto Vampiro. Buona Befana!


La ricetta
Crumble di Tony





INGREDIENTI per 8 persone:

-          3 rossi d’uovo;
-          100 g. di zucchero;
-          100 g. di farina di riso:
-          100 g. di farina di grano duro;
-          4 cucchiai di olio evo;
-          1 pizzico di sale;
-          400 g. di ricotta di mucca;
-          1 manciata di scaglie di cocco;
-          2 manciate di nocciole tritate;
-          1 cucchiaio di cannella;
-     Crema di nocciole: q.b.
-          100 g. di zucchero a velo;
-          2 manciate di corn flakes.



PREPARAZIONE (30 minuti):

Formare una sorta di pasta frolla mescolando in una ciotola con una forchetta i rossi d’uovo, lo zucchero e l’olio. Aggiungere poco alla volta le farine e un pizzico di sale. Continuare a lavorare con la forchetta fino a formare un impasto morbido e compatto. Lavorare l’impasto con le mani e formare una palla. Ricoprire l’impasto con la pellicola trasparente e farlo riposare in frigo per 24 ore.
Togliere la pasta dal frigo, stenderla con il matterello formando un disco. Disporre il disco in una tortiera tonda con carta forno. Stenderci sopra la crema di nocciole, aggiungere le scaglie di cocco. Ricoprire il tutto con la ricotta precedentemente lavorata con lo zucchero a velo e la cannella. Ricoprire con le nocciole e i corn flakes.
Cuocere in forno caldo a 180° per 40-45 minuti.

Alessandro Ricchi


La recensione
Aiuto Vampiro





Darren è un adolescente modello: bravo a casa, diligente a scuola, persino corteggiato dalle ragazze. Il suo migliore amico, Steve, è l’opposto: introverso, tormentato e ribelle. Darren è appassionato di ragni, mentre Steve legge saggi e romanzi sui vampiri. Una sera decidono di andare di nascosto al Cirque du Freak, dove conoscono il ragazzo serpente, la donna barbuta, ed altri “mostri” da cui restano affascinati. E’ la moda del momento: vampiri. Il non morto è risorto diventando protagonista di nuovi film, e facendo tornare alla ribalta in Italia diverse saghe letterarie che non erano ancora giunte da noi. Per la gioia di editori e produttori cinematografici. Due le scuole di pensiero: i buoni e bravi, come Edward di Twilight, oppure i cattivi bevitori di sangue come altri film a tema più recente, come Daybreakers-L’ultimo vampiro. Attenzione però, anche nel film più truci e splatter, alla fine si scopre sempre che qualcuno con i canini ben affilati, prova ancora compassione per la razza umana, salvandoci dall’apocalittica estinzione. In fondo è una soluzione di comodo: come farebbero a sopravvivere senza sangue?
Aiuto Vampiro non fa eccezione per queste regole di base. Vi sono, infatti, i vampiri che si nutrono di sangue umano senza ucciderli, per cui senza diventare spietati assassini, ed i vampiri killer, che come suggerisce la parola stessa, non sono avvezzi a buone maniere. Nessuna novità per il resto del film: lotte di potere, scambi di sangue, scontri fra buoni e cattivi. L’unica vera sorpresa è la rottura della bella amicizia fra Darren e Steve, che inevitabilmente si vedranno schierati nelle file opposte della lotta, arrivando anche ad uno scontro fisico vero e proprio nel finale del film. L’unico vero motivo che punzecchia la curiosità e spingerebbe a vedere un possibile seguito. Il protagonista è troppo ingenuo e buono. Meglio costruito il personaggio di Steve che essendo pervaso da sentimenti più umani, quali passione, senso di solitudine ed incomprensione ed ancora rabbia e delusione, risulta più simpatico ed accattivante. Giocoforza i due attori: Chris Massoglia, belloccio senza espressività, che accentua la piattezza del protagonista, contrapposto alla bravura di Josh Hutcherson (Hunger Games) che contribuisce a rendere ancor più credibile il personaggio di Steve.
Una nota in più per John C.Reilly, ottimo nei panni del vampiro capo dei Freak, e la piccolissima parte di Willem Dafoe, che oscura persino la bella e brava Salma Hayek.
L’elemento che meglio resta impresso e più colpisce di tutto il film è la fotografia. Ottimo uso delle luci e dei colori, che vanno a ricreare un’atmosfera surreale ed evocativa quanto basta ad inquietare anche lo spettatore più adulto. Interessante in tal senso è la costruzione del Cirque du Freak: decisamente inquietante e affascinante allo stesso tempo.
In sostanza Aiuto Vampiro resta un film per adolescenti e gli amanti di genere, tratto dai primi libri della saga di Darren Shan, che nella speranza del regista Paul Weitz, avrebbe dovuto sostituire quello che è il vuoto nei cinema, dopo l’ultima avventura del maghetto Harry Potter.

Elena Mandolini 

Buone pappe e buon film!

©RIPRODUZIONE RISERVATA

domenica 28 dicembre 2014

Serata tipo - Capodanno in famiglia

Come promesso, oggi vi consigliamo un film coccoloso e che potrete vedere insieme ai vostri figli. Vi assicuriamo, però, che anche voi adulti troverete l'ultimo lungometraggio Disney un vero capolavoro dell'animazione. Stiamo parlando di Big Hero 6. Pensando a un Capodanno in famiglia, Alessandro ha pensato di abbinare al cartone una ricetta di sua invenzione, presa dal menù del suo Home Restaurant di Roma, proprio per festeggiare il Capodanno: Mezzi rigatoni con crema di zucca, pancetta croccante e ricotta salata di Bufala. Non ci resta che augurarvi una deliziosa serata in famiglia, un bel brindisi di mezzanotte accompagnato, come tradizione, dalle lenticchie! Insomma, tra mangiate, bevute e tombole, vi auguriamo un 2015 sereno e pieno di belle sorprese! Enjoy!!!!! Ele e Ale

La ricetta
Mezzi rigatoni con crema di zucca, pancetta croccante e ricotta salata di Bufala




INGREDIENTI per 2 persone:

-                     200 g. di mezzi rigatoni;
-                     300 g. di zucca;
-                     8 fettine di pancetta arrotolata;
-                     8 foglie di salvia;
-                     1 peperoncino;
-                     1 scalogno;
-                     olio evo, ricotta salata di bufala grattugiata, sale, latte di soia: q.b.;






PREPARAZIONE (20 minuti):

Tagliare la pancetta a striscioline e cuocerla in un padellino senza olio facendola diventare croccante. Tagliare grossolanamente la zucca e lo scalogno, soffriggere il tutto in una padella con il peperoncino, sfumare con acqua calda di cottura della pasta e cuocere per alcuni minuti. Aggiungere un pizzico di sale e metà delle foglie di salvia tritate. Frullare il sugo con il latte di soia creando una salsa cremosa. Aggiungere la rimanente salvia tritata e scaldare sul fuoco.
Cuocere in abbondante acqua salata la pasta, mantecarla nella padella con la crema di zucca aiutandosi con acqua di cottura.
Impiattare con una spolverata di ricotta salata di bufala e la pancetta croccante.

Alessandro Ricchi


La recensione
Big Hero 6




La storia si svolge nella frenetica e tecnologica città di San Fransokyo. Hiro Hamada è un giovane e geniale ragazzo che la notte partecipa ai bot duelli (incontri clandestini dove gli sfidanti fanno combattere dei robot costruiti da loro stessi che si svolgono nei vicoli e nelle zone più malfamate della città) dove frequentemente vince, ottenendo notevoli vincite di denaro. Dopo l'ennesima vittoria però alcuni giocatori decidono di impartirgli una bella lezione, dalla quale fugge con l'aiuto del fratello Tadashi, con il quale scappa per poi essere preso e imprigionato dalla polizia. I ragazzi vengono successivamente liberati e riaccompagnati a casa dalla zia Cass, la loro tutrice (i genitori sono morti quando Hiro aveva 3 anni). Una volta a casa, Tadashi parla a Hiro cercando di allontanarlo dalle bot fight e avvertendolo di non sprecare il suo potenziale, senza però essere ascoltato. Per farlo ragionare, Tadashi lo porta al San Fransokyo Istitute of Tecnhology con la scusa di accompagnarlo ad un'altra sfida. Qui Hiro fa la conoscenza degli amici di Tadeshi: l'atletica Gogo, il pignolo e precisissimo Wasabi, la maga della scienza Honey Lemon e il nerd e mascotte dell'istituto Fred, oltre che del mentore di Tadashi, il professor Robert Callaghan, direttore dell'istituto e scienziato di grandissima fama. Tadashi inoltre presenta a Hiro Baymax, un robot progettato per dare ogni tipo di assistenza medica e sanitaria registrata all'interno del suo chip medico. Più che convinto a entrare all'istituto, Hiro decide di portare un progetto alla serata di ammissione e, aiutato dal fratello e dai suoi nuovi amici.....
Quando si dice tornare bambini. Il nuovo film della Disney, Big Hero 6, è una vera goduria per i più piccoli e possiede il dono speciale di risvegliare il pupo più addormentato nell’adulto più disincantato. Baymax, questo simpatico robot infermiere, è il vero nucleo, il simbolo del 54° lungometraggio disneiano. Un personaggio ben costruito che è anche il simbolo di tutto ciò che di più buono dovrebbe incarnare un uomo: altruismo, generosità, amore e, come dice Baymax stesso, l’essere coccolone. Interessante, infatti, che proprio un androide, in teoria privo di sentimenti, diventi l’eroe buono nonché emblema del sacrificio umano; mentre l’Uomo sia il cattivo per eccellenza, che cade preda delle più basse pulsioni, come l’invidia e la vendetta. Uno degli archetipi più amati, nella letteratura e nel cinema, è il trasformare qualcosa di completamente inanimato in un soggetto vivente. Nel caso della fantascienza si parla di robot, di androidi, che rivelano una buona dose di umanità, all’interno dei loro sistemi operativi. Tra i casi più estremi, in tal senso, c’è A.I. -Intelligenza Artificiale di Steven Spielberg, in cui un robot dalle fattezze di un bambino aspetta veri secoli che la madre (una donna umana) gli dica semplicemente ti voglio bene. Baymax non fa eccezione. Inizialmente e per ammissione del suo stesso creatore Tadashi, il robot è ciò che è, solo per via del chip, ma guardando il film è evidente che provi sentimenti umani e si affezioni incredibilmente al piccolo Hiro. Altro aspetto interessante da analizzare è come ormai la Disney focalizzi il concetto di amore non più tra uomo e donna, ma nel nucleo familiare. Il re leone, Up, Frozen, Maleficent e ora Big Hero 6 ne sono l’esempio lampante. I protagonisti trovano la loro salvezza non più tra le braccia del principe azzurro, o della principessa, ma bensì nell’abbraccio della famiglia; spesso i loro problemi e ciò che li chiama all’avventura, partono proprio da un grave lutto familiare o dal desiderio di salvarne un componente. Visto e considerato che spesso il cinema riflette o, addirittura, anticipa desideri, paure e aspetti sociali, è evidente che la Disney ha colto in pieno un cambiamento epocale: i giovani sono ormai smaliziati e non cercano più il principe azzurro, ma la sicurezza e la concretezza della famiglia. In oltre, alla base del film, c’è un insegnamento importante, mirato sia agli adulti che ai bambini: non bisogna lasciarsi guidare dalla vendetta e dal dolore, ma si deve elaborare il lutto e trovare la forza di andare avanti, anche grazie all’aiuto di parenti e amici. La voce di Baymax, in Italia, è stata affidata a Flavio Insinna che ha fatto davvero un ottimo lavoro e lo rende ancor più umano. Big Hero 6 entra di prepotenza tra i migliori film della Disney e, persino, tra i più belli dell’anno. Da vedere, ma attenzione alla lacrimuccia finale.

Elena Mandolini

Buone pappe, buon film e buona anno nuovo a tutti voi!

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venerdì 26 dicembre 2014

Serata tipo - Post festa

Buona sera a tutti festosi natalizi appena alzati dalle tavole! Avete finito di mangiare? Siete sazi tra piatti di pesce della vigilia e succulenti secondi di carne di Natale? E noi continuiamo a parlare di cibo! Quello che vi proponiamo oggi è un piatto nutriente, ma al contempo leggero. Insomma una ricetta ideale da preparare dopo i bagordi delle feste e adatta a chi, comunque, non vuole mettersi a dieta! E non dimentichiamoci di chi deve tornare in ufficio prima di Capodanno! Eccovi il Pollo all'arancia: da gustare con le mani. Visto, poi, che siamo in periodo di festa ed è un classico andare al cinema, vi consigliamo un film attualmente nelle sale, agrodolce e tragicomico: Storie pazzesche. Non ci resta che augurarvi buone feste e restate connessi perché tra domani e lunedì inseriremo un altro post con un film davvero coccoloso... Per sapere qual'è, stay tuned!


La ricetta
Pollo all'arancia





INGREDIENTI per 4 persone:

-           4/4 di pollo (1 kg);
-          un bicchiere di spremuta d’arancia;
-          1 manciata di mentuccia fesca;
-          olio evo, sale, pepe, paprika forte, aglio in polvere, timo, menta, semi di finocchio: q.b.


PREPARAZIONE (20 minuti):

Ricoprire bene i quarti di pollo con le spezie e le erbe aromatiche tritate e lasciarli riposare un’ora in frigo. In una padella mettere poco olio e cuocere a fuoco alto i quarti di pollo da entrambi i lati, far dorare e sfumare con la spremuta d’arancia. Continuare la cottura con coperchio a fuoco moderato per 15 minuti c.a. aggiungendo se occorre poca acqua.
Impiattare con una spolverata di mentuccia, fette di arancia e glassa di aceto balsamico.

Alessandro Ricchi


La recensione
Storie Pazzesche




Film a episodi: Pasternak; I ratti; Il più forte; Bombetta; La proposta; Finchè morte non ci separi. Prodotto e presentato da Pedro Almodovar, Storie pazzesche è frutto dell’ingegno di Damián Szifron. Feroce, ironico, grottesco e spiritoso è un film composto a episodi e, apparentemente, privo di legame. A occhio attento, invece, si può scorgere un forte filo conduttore: la vendetta. Tutte le storie che Szifron affronta si basano su ritorsioni e rappresaglie sia contro il Sistema (inteso come società), che contro le persone, soprattutto quelle a noi più care. Esempi lampanti sono gli episodi Bombetta e Finché morte non ci separi. Il primo è un chiaro attacco a quelle società di riscossione crediti, che abusano del loro potere e infieriscono sul cittadino comune, che spesso cade vittima di burocrazia creata ad hoc solo per spillare soldi; infatti, l’ingegnere protagonista dell’episodio, diventa una sorta di eroe, che ha alzato la testa, seppur con violenza, e riesce persino a riconquistare la moglie. Il secondo è uno dei più classici casi di vendetta legata al tradimento tra marito e moglie, che qui si sono addirittura appena sposati; lampante è il momento in cui i due si mettono a piangere e, per creare compassione e un precedente in un futuro eventuale divorzio, cercano di piangere sempre più forte dell’altro. Nonostante tutti gli episodi si basino su presupposti banali, la sceneggiatura fresca e i dialoghi accattivanti e al vetriolo, rendono Storie pazzesche un film godibilissimo e molto piacevole. In un certo senso, lo si potrebbe definire un film liberatorio dal punto di vista psicologico: tramite l’identificazione coi personaggi che si lasciano andare all’ira, alla disperazione e al dispiacere, viviamo il nostro momento di rivalsa e di ribellione. Chi infatti, non ha mai avuto la voglia di spaccare un vetro di fronte alle ingiustizie? Chi non ha mai voluto menare l’amante del proprio compagno? E chi non ha mai voluto far del male al guidatore che ci taglia la strada e ci manda a quel paese? O, più semplicemente, vendicarsi di chi ci ha fatto del male nel corso della nostra vita? Gli attori ben si adeguano a queste atmosfere, a tratti surreali, e con la loro bravura rendono ancor più piacevole la visione del film. Storie pazzesche è un’opera da scoprire, per prendere con ironia le sopraffazioni e le meschinerie dei tempi d’oggi.

Elena Mandolini

Buone pappe e buon film!

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